Archive for the ‘Cronache_Terrestri’ Category

“Costruite infrastrutture per sfuggire al bavaglio della censura!” Sull’attacco a linksunten.indymedia.org | “Build up infrastructures to resist the gag of censorship!” On the attack against linksunten.indymedia.org

martedì, novembre 14th, 2017

[English version below]

E’ la mattina del 25 agosto quando il ministro degli interni tedesco Thomas de Mazière dichiara ufficialmente la messa al bando del sito linksunten Indymedia. Il provvedimento viene notificato a tre persone, accusate di essere le amministratrici del sito. Nelle stesse ore la polizia federale tedesca si scatena: imbeccata dai servizi segreti (BND), ottiene un mandato di perquisizione contro il centro sociale Kulturtreff in Selbstverwaltung (KTS) di Friburgo. Durante il raid, che vede la partecipazione di 250 agenti, vengono sequestrati denaro ed attrezzature informatiche per un valore di 80.000 euro.

Attivo fin dal 2009 e tra i portali web piu’ importanti per i movimenti antagonisti locali, quello di linksunten Indymedia e’ un nome che oggi non puo’ quasi piu’ essere pronunciato in Germania. Il bando imposto da de Mazière non solo rende illegale l’utilizzo del dominio linksunten.indymedia.org, ma anche quello del suo logo, cosi’ come qualsiasi pubblicazione o azione compiuta sotto questa sigla. Un divieto che, pur essendo un “semplice” atto amministrativo, prevede fino a un anno di detenzione in carcere per chiunque sia intenzionato a romperlo.

Il sito di linksunten Indymedia aveva avuto un ruolo particularmente significativo in occasione delle manifestazioni svoltesi ad Amburgo nel mese di Luglio contro il G20, cosi’ come in molte altre mobilitazioni portate avanti dai movimenti radicali tedeschi negli ultimi anni. Una rilevanza comunicativa che e’ stata fatta pagare cara, con una messa al bando che allude pero’ anche a scenari futuri decisamente inquietanti. Primo, perche’ siamo di fronte a una misura repressiva che Berlino aveva applicato in passato soltanto contro i neo-fascisti e il fondamentalismo islamico. Secondo perche’, come accaduto di recente anche in Francia, la censura contro i media radicali e non allineati all’agenda generalista sta letteralmente diventando un affare di ordinaria amministrazione, giustificato dallo stato di emergenza permanente in cui l’Europa tutta continua a versare.

Per non farci mettere il bavaglio, ci dicono i compagni e le compagne coinvolte, e’ necessario continuare a costruire infrastrutture comunicative e denunciare pubblicamente queste operazioni di censura, ogni qualvolta se ne presenti l’occasione. Quella che segue e’ l’intervista che abbiamo realizzato con loro per cavallette.

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Cresce la censura in Francia – Intervista con Indymedia Grenoble ed Indymedia Nantes | French censorship grows – Interview with Indymedia Nantes and Indymedia Grenoble

lunedì, ottobre 23rd, 2017

[English version below]

[French version below]

“Cancellate quel post entro ventiquattro ore o il vostro sito scomparirà dalla faccia di Internet”. Questo in buona sostanza il contenuto di una mail ricevuta dalle e dagli admin di Indymedia Nantes e Indymedia Grenoble la sera del 21 settembre. A cliccare “Invia Posta” dall’altra parte del monitor, gli sbirri dell’OCLCTIC (acronimo di Office Central de Lutte Contre la Criminalité Liée aux Technologies de l’Information et de la Communication), un corpo di cyberpolizia che Parigi ha insignito di poteri speciali dopo l’instaurazione dello stato di emergenza nel 2015. Dietro una sigla tanto lunga c’è però la stessa merda di sempre: censura e repressione, in rete come in strada. A causare le ire dei commissari Maigret da tastiera un comunicato apparso poche ore prima sui portali gestiti dalle compagne e dai compagni francesi: la rivendicazione di un’azione compiuta in solidarietà ad alcun* attivist*, oggi sotto processo per una manifestazione risalente al maggio del 2016.

Quello messo in campo dall’OCLCTIC è stato un vero e proprio tentativo di censura, andato (purtroppo) parzialmente a segno. Messe alle strette, le amministratrici e gli amministratori dei siti si sono viste costrette a cancellare l’URL incriminato. Ma come sovente accade in casi come questi, la rimozione di un contenuto online genera una reazione uguale e contraria: la vicenda ha destato scalpore e il post in questione è stato immediatamente ripubblicato da diveri altri siti di controinformazione d’oltralpe che, così facendo, ne hanno amplificato l’eco. C’è poco da stare allegre però. Quanto accaduto sembra essere il primo passo per una progressiva estensione della legislazione d’emergenza che, dopo aver colpito indisturbata per oltre due anni i siti associati dalle autorità locali ai movimenti islamisti radicali, punta ora a fare piazza pulita di ogni voce fuori dal coro. Per saperne di più abbiamo intervistato le compagn* di Nantes e Grenoble. Sullo sfondo del quadro che ci hanno dipinto ci sono diversi elementi di riflessione: lo spauracchio del “terrorismo” – costruito mediaticamente e brandito come una clava per schiacchiare sistematicamente gli ultimi diritti sociali e politici ancora in vigore -, un considerevole incremento degli episodi di censura online in Francia, l’insinuarsi di alcune dinamiche di autocensura dentro al movimento, ma anche le risposte, tecnologiche e organizzative, che questo sta elaborando per difendersi dagli attacchi repressivi a cui è sottoposto.

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Tornelli have politics

domenica, febbraio 26th, 2017

“Prima del tornello c’è un ‘degrado’ utile solo a imporre
repressione e militarizzazione.
Dopo il tornello ci sono soluzioni condivise dal basso
sulla gestione dei territori”

Francesca

“The moral order is engineered into their lives
along with the speed limits and the security systems”

J.G. Ballard (Super-Cannes, chapter 29)

di CtrlPlus & Policeonmyback

Nell’agosto del 1980 Langdon Winner si aggirava a piedi, dio solo sa perché, lungo la XX Avenue, una delle tante strade che collegano Long Island con gli altri distretti di New York. Giunto all’altezza della Columbus Street, affaticato per il gran caldo che da sempre caratterizza le estati della grande mela, decise di cercare un po’ di ristoro all’ombra di un ponte rialzato che sovrastava, tagliandola perpendicolarmente, la strada lungo cui stava passeggiando. Tanta era l’afa che i vestiti gli si incollavano addosso, provocandogli un senso di spossatezza che gli aveva reso necessario un prolungamento della sosta. Mentre si godeva la frescura appoggiato ad un muro, incredibilmente pulito per una New York dove il writing era già diventato una delle contro-culture giovanili più in voga, si rese conto che qualcosa non andava. Era fermo nello stesso punto da almeno un quarto d’ora e davanti ai suoi occhi continuavano a sfilare, una dopo l’altra, automobili di diverse marche e modelli: una Lamborghini rosso fiammante guidata da un tizio allampanato che tornava a casa dal lavoro, una Station Wagon su cui viaggiava la tipica famigliola americana (mamma, papà, tre pargoli rompicoglioni e l’immancabile Golden Retriever, il cui muso dall’aria stolida sporgeva ciondolante dal finestrino posteriore), una coppia di placidi pensionati, talmente su di peso che le loro terga occupavano quasi per intero i sedili anteriori della Pontiac GTO 400 di cui erano alla guida. Sedili che, per inciso, erano stati progettati per ospitare dalle tre alle quattro persone.

A colpire Langdon però, non fu tanto questa sfilata di umanità varia, decisamente bianca e benestante, quanto il fatto che, nonostante le lancette continuassero a scorrere sul quadrante del suo orologio da polso, ancora nessun mezzo pubblico aveva fatto capolino all’orizzonte di quel viale trafficato. Sebbene quel giorno non fossero previsti scioperi – la sua condizione di squattrinato dottorando alla New York State University non gli consentiva di avere una macchina tutta sua e, anche per questo motivo, seguiva con particolare attenzione le lotte del sindacato dei trasporti – gli autobus sembravano essersi volatilizzati da quella zona di New York. Incuriosito da quell’inusuale circostanza, Langdon dimenticò il caldo che fino a pochi istanti prima lo aveva attanagliato e iniziò a costeggiare la fiancata del ponte. Percorsi a piedi un paio di isolati, incontrò una seconda strada che scorreva sottostante all’arcata del manufatto. Rimase in attesa per una buona ventina di minuti eppure, anche questa volta, non fu in grado di scorgere all’orizzonte il profilo giallo tipico degli autobus dell’epoca, ma solo vetture dall’aspetto costoso che trasportavano l’élite cittadina verso le loro altrettanto costose abitazioni.

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Homo maker fortunae suae

venerdì, ottobre 23rd, 2015

Basta poco alle volte per farsi spaccare la faccia. Puoi trovarti nel ruolo di occupante di una casa a bologna, la mattina dello sgombero dell’ex telecom, oppure un sabato pomeriggio di fronte alla maker faire a roma, o in una della tante altre occasioni in cui lo stato italiano ti offre l’opportunita’ di elevare la tua street credibility con quache segno, se sei fortunato permanente, sul corpo.
Ma restiamo sulla maker faire.
Da qui sotto

https://archive.org/details/makerzine

potete scaricare una zine che veniva distribuita in quel sabato pomeriggio all’ingresso della fiera

Nel piccolo pamphlet si critica la centralita’ del business all’interno della ricerca accademica, il concetto di innovazione tecnologica che sembra assumere senso solo quando si traduce in impresa, ovvero quando assume un significato per il mercato, e quindi si puo’ comprare e vendere.
Non sono cose difficili da notare ecco, l’avranno percepito anche un sacco dei maker presenti alla fiera qualcosina di strano, e che forse esiste una certa differenza di approccio e di mentalita’ tra lo stand dell’eni e quello dei piccolo fablab di castiglion da lago.
La visione ufficiale della maker faire e’ ben sintetizzata nelle dichiarazioni di Asset Camera, ovvero quella cosa che “Cura i servizi innovativi e di sviluppo del sistema imprenditoriale, i rapporti con i media e le attività di comunicazione e relazioni esterne della Camera di Commercio di Roma” e che spingeva molto sulla riuscita della fiera.
La reazione alle cariche viene sintetizzata nel titolo di un articoletto sul manifesto con le dichiarazioni del direttore del suddetto ente “Vorrei che i giovani capissero il futuro al posto di contestare la maker faire”.
E’ un affermazione interessante. In primis perche’ non dice “vorrei che i giovani si costruissero un futuro”, ma che lo devono capire, perche’ il senso del futuro e’ gia’ scritto, se lo capisci volendo ti eviti le manganellate, se poi lo abbracci, Asset Camera puntera’ su di te e ti aiutera’ ad avere successo nel mondo prossimo venturo, che comunque e’ piu’ o meno come quello di adesso, ma piu’ caldo, con piu’ domotica, cose a led e problemi ambientali da risolvere. Forte no ?
Anche da un punto di vista tecnologico stiamo in una botte de fero, il futuro alla fine e’ delinenato. Per questo alla maker faire ci sono anche grandi aziende, per far vedere ai ragazzi come si fanno le cose nel mondo dei grandi e che quello e’ il punto di riferimento.
E comunque innovazione/rivoluzione non si appliccano all’ordine sociale. Infatti sottolineano sempre dall’Asset “I fablab e i makers sono la risposta più bella dei giovani alla crisi”. Certo, perche’ la migliore risposta alla crisi costante del capitale e del lavoro non puo’ che essere: accendiamo cose con i led comandandole via internet. O al limite lavora gratis per inventarti qualcosa che sia appetibile per il mercato, fatti una start up e spera che qualche grossa azienda ti compri, oppure evolvi e divieni imprentitore di te stesso. Le menti eccellenti sopravviveranno, al limite fuggiranno all’estero. Per gli altri: comunque ti sei trovato un hobby, tanto sei disoccupato, hai un sacco di tempo libero, no ? Tieni, accenditi un led, offriamo noi. Magari un giorno impari a farne luccicare tanti, e fai l’albero della vita ad Expo.
Le parole del buon direttore di Asset pero’ non sono a vanvera. E’ evidente che nessuno crede che i fablab e i maker possano in qualche modo essere un settore trainante dell’economia. Piuttosto una nicchia, pero’ dalle discrete potenzialita’ ideologiche. Contengono in se’ un ragionamento che potrebbe evolvere su diverse strade. La curiosita’ ti spinge a capire e intervenire sul mondo, a sviluppare capacita’ di fare. Bravo. Ora sei spendibile sul mercato del lavoro, perche’ hai un buon livello di problem solving. Ti appassioni anche ai problemi. Ottimo, appassionati a quelli che possiamo vendere bene, e saremo amici per sempre. Ti piace collaborare con gli altri, aiutarsi a vicenda ? Perfetto, perche’ lavorare con il proprio team e’ importante per emergere nella competizione. Hai una certa manualita’ e intelligenza pratica. Splendido, metti i tuoi arti al servizio di un’impresa. Dimostraci quanto tieni a noi e noi saremo carini con te, davvero. Tutte queste caratteristiche, secondo me alquanto apprezzabili in un essere umano, declinate in un altro senso invece condurrebbero ad una certa capacita’ di autorganizzarsi, autogestirsi, sostenersi l’un l’altro. Se solo non ci fosse qualcuno che poi riporta sempre la tua vita sulla centralita’ del soldo, e quando gli fai notare che e’ un modo di fare antipatico, ti spacca la faccia.

BCM!!!

lunedì, luglio 13th, 2015

Il leak di hacking team ci offre uno spaccato su un mondo interessante, un pezzo di realta’ che preferirebbe rimanere nell’ombra, e condurre un po’ in disparte, i propri affari con governi, intelligence e corpi militari a seguito. Se non fosse che la pubblicita’ e’ l’anima del commercio e la sicurezza informatica e’ una grande fiera di paese…
Il materiale pubblicato si presta a molte letture e approfondimenti. Io vorrei puntare l’attenzione sull’effimero mercato della sicurezza IT, sulle sue regole e funzionamento, che sono una metafora perfetta della fragilita’ sulla quale si basa il nostro buffo mondo.
Gli affari di hacking team giravano attorno a una piattaforma software, RCS (remote control system), una soluzione  con iconcine gommosette, pensata per gestire comodamente backdoor su computer e cellulari. Spiccano i nomi degli agent che connotano il target militare della clientela: scout, soldier, elite.
Il valore in termini monetari del giochino dipende da due fattori: il vettore di installazione, il non essere rilevato dagli antivirus. Entrambi questi aspetti riconducono ad un termine che anche i giornali ormai ogni tanto infilano negli articoli, per fare colore: 0-day. Questo, sconosciuto ai piu’, oggetto del desiderio,  che riesce a smuovere la libido di ingegneri e informatici impiegati nel campo della sicurezza.
I software sono scritti da persone, le persone qualche volta sbagliano e introducono degli errorini che adeguatamente sfruttati permettono di far eseguire al proprio giocattolino elettronico altre cose, diverse da quelle che il programma che si sta usando era pensato per fare. Nel nostro caso monitorare live tutte le attivita’ eseguite su computer e cellulari.
Il codice in grado di sfruttare le sviste prende il nome di exploit, un exploit 0-day non e’ pubblico, quindi solo chi ha trovato l’errorino e quelli a cui ha voglia di dirlo, possono sfruttare la vulnerabilita’.
In un mondo diverso dal nostro, la ricerca degli errorini sarebbe un giochino divertente per farsi gli scherzi l’un l’altro.
Nel nostro umanschifo cosi’ splendidamente capitalista, cosi’ trionfalmente guerrafondaio, cosi’ patologicamente dominato da persone in preda a deliri ossessivi da disturbo narcisistico di personalita’, non e’ cosi’. Sono i diamanti del mercato della sicurezza, al piu’ qualche centinaio di righe di codice ( quando sono fatti a modino ) prezzati in diverse decine di K dollari.
Dalle mail disponibili su wikileaks si puo’ seguire l’evoluzione dell’hacking team dal 2005 in avanti. Negli ultimi 2 o 3 anni, lo 0-day pack diventa uno delle loro preoccupazioni principali. Poter offrire vettori di  installazione con vulnerabilita’ non note, e’ la chiave di volta per fare breccia nel cuore dei governi e impressionare  le intelligence mondiali.
Una mail del grande capo spiega bene che i loro punti di debolezza all’inizio del 2014 sono gli exploit e il mobile.
https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/15113
Nel 2013 parlavano invece cosi’
https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/340289
La situazione e’ ancora piu’ chiara qui
https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/347574
Il competitor citato e’ l’israeliana Nso.

Negli anni tentano dunque di infittire i rapporti nel ristretto ed elitario mercato mondiale degli 0-day. E parallelamente mettono in campo risorse per produrseli “in house”. Perche’ nell’ultima decade la ricerca di bug da cui trarre info leak e exploit e’ diventata sempre piu’ una faccenda complicata e Hacking Team ha bisogno di 0-day di qualita’, o anche no: l’importante e’ che funzionino. Dalle mail paiono servirsi essenzialmente da persone, che periodicamente mandano il proprio catalogo dei francobolli rari, con i prezzi al pezzo. Il loro team di tecnici valuta, prova e sceglie. Compra 0-day per flash, cose per android  e via cosi’. Comprano sembra da un russo. A quanto si capisce non ha voluto mostrarsi dal vivo se non incarnato nel proprio codice, che pare essere elegante e ben studiato. Lo prendono un po’ in giro perche’ e’ uno che posta anche su zdi, bruciandosi cosi’ gli 0-day (https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/24676). Da un americano, Dustin, un broker, piu’ che uno sviluppatore probabilmente (interessante questa mail https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/347574). Poi un asiatico, Eugene, incluso nell’organico di Hacking Team, perche’ ad un certo punto compare con una mail @hackingteam e sembra impiegato a tempo pieno nello ricerca/sviluppo di 0-day. La gallina dalle uova d’oro. E’ bellina una mail nella quale si preoccupano del rilascio di windows 10, perche’ hanno pochi exploit funzionanti per quella piattaforma e ripongono le loro speranze in uno per vlc sviluppato da Eugene.
https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/1039373

I pagamenti per gli exploit avvengono a trance di mesi, se la vulnerabilita’ dopo tot mesi viene patchata, il pagamento e’ sospeso. Una sorta di garanzia.
I clienti vogliono la silent installation tramite exploit. E nel 2015 hacking team sembra cresciuta nell’organico e aver ampliato RCS equipaggiandolo con diversi 0-days e altre cosine all’ultimo grido: https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/23

Interessante la parte sulla uefi infection, in cui compare Tails.
Il giochino se siete curiosi e’ spiegato piu’ o meno in questa mail https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/473283

La ricerca della parola uefi mi ha condotto a questo report da manuale di It crowd
https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/19213

Si capisce che sono in due ad una sorta di demo con un  cliente, l’installazione uefi funziona, ma l’agent scout poi non parte al riavvio della macchina, allora mentre uno dei due distrae il cliente l’altro lancia un exploit di quelli che zitti zitti funzionano sicuro (silent installation) e il tipo non si accorge di nulla. Ripetono il giochino con un popup di avg che compare durante la demo. Lo chiudono al volo e il cliente di nuovo non nota nulla. Ancora piu’ bello il test con norton, che rileva l’agent. Allora mentre il secondo distrae il compratore (che a questo punto possiamo pero’ classificare come un po’ scemotto) l’altro mette in whitelist scout e cosi’ la sfangano di nuovo.
In ultimo con windows 8.1 e bit defender riescono a ricavare meno informazioni del dovuto dal sistema, pero’ il cliente tanto non sa bene cosa dovrebbe fare l’oggetto e quindi non si accorge di niente.

Insomma il loro rapporto con la realta’ e’ piuttosto particolare considerato che hanno a che fare con militari/intellegence, e sperano di essere rilevati (salvati dal fallimento) dai servizi segreti italiani. Sembrano divertirsi a sviluppare questi giochini e si autoincensano in qualita’ di azienda all’avanguardia nel panorama mondiale, pero’ fanno le supercazzole ai clienti, come il verduriere che tiene il dito sulla bilancia per fregare la vecchietta di turno.
Leggendo i loro scambi di email colgo una sorta di incapacita’ nel districarsi nella complessita’ del reale. Queste poche righe mettono a disagio https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/58672
L’elenco di supercattivi che si conclude con l’ottocentesco “complotti anarchici e terroristici” e l’atteggiamento da “ah ma se voi, sapeste umanita’ ingrata, tutto il bene che  vi stiamo facendo” rivela una tendenza a semplificare la realta’, quale meccanismo di autodifesa e di autoassoluzione. Pensare che governi/militari/intelligence siano i buoni che  combattono i supercattivi e’ qualcosa che non trova corrispondenza nella storia dell’umanita’.
Per restare sui fumetti, perfino il trio paperinik, paperinika, paper bat rivelano una maggiore capacita’ di indagine del mondo circostante, e l’ispettore gadget li batte in simpatia.

Comunque se fossi in hacking team io non me la prenderei troppo per il leak. Alla fine alcuni di loro non provengono dall’esperienza di antifork.org ? E nella pagina about di antifork non c’era forse scritto

Antifork Research supports the free software movement, full-disclosure of security problems and freedom of information. We dislike commercial security brands, ‘cause money doesn’t always mean security. We follow many exciting projects, related to computer technology.

Prendetela come un ritorno ai bei vecchi tempi, ora tutti sanno tutto: full-disclosure.
E cmq coraggio, come ama ripetere il grande capo: BCM!!!

NonToccateMilano

martedì, maggio 5th, 2015

Di tutti gli articoli apparsi su nessunotocchimilano, a me piace questo qui (http://nbl.gs/e7Z) della Stampa perche’ e’ un bignami bellissimo. L’articolo si focalizza sul sentimento di orgoglio che attraverserebbe la spiazzata di nessunotocchimilano (che non so se gli autori dell’hashtag si sono accorti dell’effetto omofobo che prende se si sposta un pochetto prima il mi, nessunomitocchilano, che e’ anche il motivo per cui l’hashtag non era nontoccatemilano probabilmente), e caratterizza l’italia che dice si’. Come una giovane contadinella scalza dell’ottocento, l’italia famosa per le sue eccellenze, per il vino buono, il cibo sano e le opere d’arte proclama il proprio si’ e nella mia mente si figura la statua di venere donzella fragile dallo sguardo languido che abbraccia voluttuosa, ma timida, marte guerriero con l’elmo e la lancia eretta. L’italia ha deciso di combattere per il proprio futuro e il proprio futuro sta la’ nell’interland milanese, dove prima era tutta campagna e ora sorgono fieri e pieni d’orgoglio dei capannoni ricolmi di cose in cartongesso, schermi e luciotti, che tra sei mesi diverranno terreno edificabile, ma ora per dio, come sentenzia un’altro articolo sempre della Stampa, valgono di sicuro il prezzo del biglietto.
Come dice l’articolista, basta piangersi addosso e pensare che non sappiamo fare niente: sia chiaro a tutti e gridiamolo forte tutte le mattine appena alzati, “noi valiamo il prezzo del biglietto” e non vogliamo le scritte sui muri e basta che i nostri figli devono andare all’estero per trovare lavoro, vogliamo che restino con noi, cosi’ possiamo educarli e mandarli dallo psicologo, almeno poi non ci bruciamo la macchina sotto casa, che e’ antipatico, anche se comunque fa girare l’economia, non dimentichiamoci che anche nel 2015 ci sono gli eco incentivi sulla rottamazione.
Che comunque non siamo noi quelli pessimisti e chiusi al dialogo: le cose che finiscono in “one” non sono tutte brutte. Tipo distruzione e’ brutto, ma innovazione ad esempio no. L’innovazione e’ importante, perche’ ricordiamoci che la fame nel mondo e’ sopratutto un problema tecnico. Cioe’ le persone muoiono di fame belli miei. Per questo servono delle ricette originali e sopratutto nuove, che sappiamo coniugare il vecchio e il nuovo: devono essere biologiche, ma anche un po’ ogm, un po’ slow, ma anche un po’ fast food.
Expo infatti e’ anzitutto un posto nel quale ci si scambiano ricette, un luogo dove per esempio lo cheff tamin proveniente dal lontano e esotico qatar, puo’ confrontarsi con la zia maria che lavora da eataly, e imparare a fare il vero ragu’ napoletano o la cotoletta alla milanese e magari da cosa, nasce cosa. Ad esempio questi del qatar ci sono cosi’ rimasti sotto con la cotoletta, che hanno preso casa a milano, a firenze, in costa smeralda, rilevando alcune piccole attivita’ famigliari, come i grattacieli di porta nuova a milano, la pensioncina four seasons di firenze, un po’ di costa smeralda, cosette cosi’, perche’ anche a loro gli tocca di emigrare per trovare lavoro: questa malattia della crisi non risparmia nessuno. Cmq se volete sapere tutto sullo stand del qatar, perche’ non riuscite piu’ a dormire senza, potete guardare le foto, sul fondamentale http://nbl.gs/e7V. Dove si vede come expo sia veramente un luogo interessantissimo.
E comunque l’Italia e’ forte e sapra’ risollevarsi. come d’altra parte ha gia’ fatto nel dopo guerra, e dalle stragi di stato. E ora sopravvivera’ con orgoglio anche a un’ora e venti di corteo. Perche’ cmq si sa che il problema di milano, oltre al traffico e ai parcheggi, sono principalmente “i black block” e le scritte sui muri. Cioe’ va bene tutto: la speculazione edilizia, le cosche, la cementificazioni, l’inquinamento, la gentrification. Per queste cose non saremmo mai scesi in strada, che abbiamo da lavorare. Ma non questi qui, che gli si dovrebbe sparare in fronte. Noi vogliamo rimetterci in moto e andare dove si deve andare, perche’ comunque e’ meglio che stare li’ fermi a lamentarsi, e sopratutto e’ meno faticoso che provare ad andare da un’altra parte.
Il discorso e’ semplice alla fine: ti rimbocchi le maniche e prendi quello che c’e’, con creativita’, innovazione e amore per la vita e per l’alta velocita’, che comunque e’ quella che permette in soli 50 minuti, anziche’ l’ora e quaranta dell’interegionale(che gia’ solo a scriverlo mi sono annoiato: uffa, che barbanoia), di andare a vedere il museo egizio a Torino e poi scappare via di corsa per andare a prendere un pezzo di cioccolata al padiglione della Svizzera all’Expo. Se dovevi metterci un’ora e quaranta come gli sfigati pendolari, poveracci, puzzoni, no, ma per soli 50 minuti, perche’ no ? Noi siamo il fronte del si’ e diciamo si’ alla vita loca e un po’ pazzerella e scommettiamo sulla nostra fantasia, non troppa, ma quella che serve per ridipingerci il mondo quanto basta durante la giornata, per arrivare alle goccine di lexotan la sera che ci garantiranno sonni felici.

Ho il cervello un po’ stanco dalle letture dei quotidiani on line. Il livello di retorica propagandistica di questi giorni mi ha riportato agli anni delle elementari quando nel torpore del meriggio durante il doposcuola, mi mostrarono una serie di documentari sulla seconda guerra mondiale e scopri la voce dei cinegiornali dell’istituto luce.

“Nell’ora in cui i vili si proclamarono eroi il fulgido esempio di un manipolo di coraggiosi armati solo di spugna e solventi al nitro sfida i dardi del destino e si oppone con italico ardore al veleno sfascista del pessimismo della marcia dei menagrami, gufi, corvi, bolscevichi, sodomiti e leccaciuffi. Milanesi: a noi l’expo, a noi le spugne!”

Domenica 5 aprile dedicata a freepto al k100 rimandata al 19

giovedì, aprile 2nd, 2015

Per una svista dei relatori , la terza domenica delle 4 programmate al k100 di campi bisenzio, su freepto e benefit A/I, era stata calenderizzata il pomeriggio della domenica di Pasqua. Anche se la scelta del pomeriggio permette comunque a tutti di andare a festeggiare degnamente la resurrezione di nostro signore cristo gesu’ al mattino, abbiamo comunque preferito annullare l’appuntamento e condensare domenica 19 il laboratorio del 5 aprile, cosicche’ tutti possiate agitare i vostri rametti di ulivo inneggiando alla famiglia naturale e all’inquisizione quando piu’ vi aggradata nel corso della giornata.

Quindi la terza puntata viene accorpata alla quarta. Il programma della giornata del 19 diviene dunque: dalle ore 15, con alcuni sviluppatori di Freepto, il gruppo di Avana e i soliti sfigati di A/I

Malware, legislazione attuale e prossima ventura + mini laboratorio relativo

Tor, alcuni cenni di questioni tralasciate nelle scorse puntate

Jabber + otr, qualche consiglio sull’istant messaging e le chat

Piccoli tools utili in Freepto (wipe, mat, bleachbit, mac changer, florentine e altre cosette)

Suicidio modo d’uso

mercoledì, marzo 4th, 2015

expressyourself

L’altro giorno ho letto un articolo sulla rubrica dei marchingegni di Repubblica su un tasto anti suicidi in FB e la mia mente e’ subito corsa a “Suicidio modo d’uso” dei CCCCNCNCN.

Che bello deve essere per FB poter dire che i social network servono a salvare le vite di poveri disgraziati depressi che rischiano di non arrivare a domani, per il male di vivere, certo. Che bello sentirsi buoni, e anche un po’ eroi come se cammminando sul Golden Gate a San Francisco incappassimo in un aspirante suicida nel gesto di lanciarsi in volo e con parole di coraggio lo riconquistassimo alla vita. Pero’ tutto con un click e senza sbattersi ad andare fino a San Francisco.
Che bello che delle persone possano segnalare il tuo profilo su FB ad un gruppo di esperti che valutino se sei un depresso con tendenze suicide e se si’ ti lancino un messaggio di speranza e coraggio. E talmente una buona idea che potremmo provare a estenderla. Perche’ non segnalare anche altri potenziali disagiati ? ognuno con un pulsante diverso, che poi gruppi di esperti analizzino e al limite poi se li scambino tra di loro, come le figurine: “ti do due depressioni endogene per una sindrome di cotard”, “scambieresti mai la tua depressione post parto con due fustini di disforia isterica ?” Piu’ che un pulsante secondo me sarebbe meglio un menu’ a tendina con tante voci da cui poter scegliere: disturbo bipolare, disturbo stagionale, disturbo depressivo infantile, adolescenziale, senile, … E’ bello che ci prendiamo cosi’ cura gli uni degli altri, grazie al nostro social network preferito.
Comunque secondo me in nome della salute mentale pubblica si potrebbe anche cercare di automatizzare la questione. Cioe’ perche’ aspettare che siano gli amici a segnalarti come depresso ? e se non sono veri amici ? e se erano troppo presi a ubriacarsi, fumare gli spinelli e copulare ilari a quei party ai quali tu in quanto depresso non partecipi o stai in un angolino in posizione fetale ?
Si potrebbe sviluppare un agente automatico rivelatore di depressione…
alla fine che ci va ? abbiamo gia’ tutti gli elementi

http://www.ucl.ac.uk/predict-depression/

rubiamo l’algoritmo reversando il test del link di cui sopra e ci spazzoliamo FB. Pensate quanto bene potremmo fare al mondo. Peccato che quando si sono suicidati Sole e Baleno, non ci fosse ancora FB, le cose sarebbero senza dubbio potute andare diversamente.

Quando infine mi sono stufato di avanzare a piccoli passi, in questa interminabile attesa, con un salto ho scavalcato il muro.

4 domeniche con freepto al k100 di Campi Bisenzio (FI) benefit A/I

giovedì, febbraio 19th, 2015

ai_avana_freepto_laboratori_k100f

Un mini laboratorio con A/I e Freepto su buone pratiche per evitare nausee, fastidi, emicranie e non stare troppo male navigando in Internet.

Da domenica 1 marzo ogni 15 giorni fino al 18 aprile, h 15.30 circa

La sensuale violenza della repubblica

venerdì, febbraio 13th, 2015

violenza-sensuale

Il lapsus misura il senso e la qualita’ del giornalismo di Repubblica, meno male gli screenshot ci permettono di tenerne memoria nel tempo, anche dopo la correzione. Comunque la correzione piu’ corretta sarebbe stata far sparire l’articolo.