Archive for the ‘Cronache_Terrestri’ Category

Tornelli have politics

domenica, febbraio 26th, 2017

“Prima del tornello c’è un ‘degrado’ utile solo a imporre
repressione e militarizzazione.
Dopo il tornello ci sono soluzioni condivise dal basso
sulla gestione dei territori”

Francesca

“The moral order is engineered into their lives
along with the speed limits and the security systems”

J.G. Ballard (Super-Cannes, chapter 29)

di CtrlPlus & Policeonmyback

Nell’agosto del 1980 Langdon Winner si aggirava a piedi, dio solo sa perché, lungo la XX Avenue, una delle tante strade che collegano Long Island con gli altri distretti di New York. Giunto all’altezza della Columbus Street, affaticato per il gran caldo che da sempre caratterizza le estati della grande mela, decise di cercare un po’ di ristoro all’ombra di un ponte rialzato che sovrastava, tagliandola perpendicolarmente, la strada lungo cui stava passeggiando. Tanta era l’afa che i vestiti gli si incollavano addosso, provocandogli un senso di spossatezza che gli aveva reso necessario un prolungamento della sosta. Mentre si godeva la frescura appoggiato ad un muro, incredibilmente pulito per una New York dove il writing era già diventato una delle contro-culture giovanili più in voga, si rese conto che qualcosa non andava. Era fermo nello stesso punto da almeno un quarto d’ora e davanti ai suoi occhi continuavano a sfilare, una dopo l’altra, automobili di diverse marche e modelli: una Lamborghini rosso fiammante guidata da un tizio allampanato che tornava a casa dal lavoro, una Station Wagon su cui viaggiava la tipica famigliola americana (mamma, papà, tre pargoli rompicoglioni e l’immancabile Golden Retriever, il cui muso dall’aria stolida sporgeva ciondolante dal finestrino posteriore), una coppia di placidi pensionati, talmente su di peso che le loro terga occupavano quasi per intero i sedili anteriori della Pontiac GTO 400 di cui erano alla guida. Sedili che, per inciso, erano stati progettati per ospitare dalle tre alle quattro persone.

A colpire Langdon però, non fu tanto questa sfilata di umanità varia, decisamente bianca e benestante, quanto il fatto che, nonostante le lancette continuassero a scorrere sul quadrante del suo orologio da polso, ancora nessun mezzo pubblico aveva fatto capolino all’orizzonte di quel viale trafficato. Sebbene quel giorno non fossero previsti scioperi – la sua condizione di squattrinato dottorando alla New York State University non gli consentiva di avere una macchina tutta sua e, anche per questo motivo, seguiva con particolare attenzione le lotte del sindacato dei trasporti – gli autobus sembravano essersi volatilizzati da quella zona di New York. Incuriosito da quell’inusuale circostanza, Langdon dimenticò il caldo che fino a pochi istanti prima lo aveva attanagliato e iniziò a costeggiare la fiancata del ponte. Percorsi a piedi un paio di isolati, incontrò una seconda strada che scorreva sottostante all’arcata del manufatto. Rimase in attesa per una buona ventina di minuti eppure, anche questa volta, non fu in grado di scorgere all’orizzonte il profilo giallo tipico degli autobus dell’epoca, ma solo vetture dall’aspetto costoso che trasportavano l’élite cittadina verso le loro altrettanto costose abitazioni.

(altro…)

Homo maker fortunae suae

venerdì, ottobre 23rd, 2015

Basta poco alle volte per farsi spaccare la faccia. Puoi trovarti nel ruolo di occupante di una casa a bologna, la mattina dello sgombero dell’ex telecom, oppure un sabato pomeriggio di fronte alla maker faire a roma, o in una della tante altre occasioni in cui lo stato italiano ti offre l’opportunita’ di elevare la tua street credibility con quache segno, se sei fortunato permanente, sul corpo.
Ma restiamo sulla maker faire.
Da qui sotto

https://archive.org/details/makerzine

potete scaricare una zine che veniva distribuita in quel sabato pomeriggio all’ingresso della fiera

Nel piccolo pamphlet si critica la centralita’ del business all’interno della ricerca accademica, il concetto di innovazione tecnologica che sembra assumere senso solo quando si traduce in impresa, ovvero quando assume un significato per il mercato, e quindi si puo’ comprare e vendere.
Non sono cose difficili da notare ecco, l’avranno percepito anche un sacco dei maker presenti alla fiera qualcosina di strano, e che forse esiste una certa differenza di approccio e di mentalita’ tra lo stand dell’eni e quello dei piccolo fablab di castiglion da lago.
La visione ufficiale della maker faire e’ ben sintetizzata nelle dichiarazioni di Asset Camera, ovvero quella cosa che “Cura i servizi innovativi e di sviluppo del sistema imprenditoriale, i rapporti con i media e le attività di comunicazione e relazioni esterne della Camera di Commercio di Roma” e che spingeva molto sulla riuscita della fiera.
La reazione alle cariche viene sintetizzata nel titolo di un articoletto sul manifesto con le dichiarazioni del direttore del suddetto ente “Vorrei che i giovani capissero il futuro al posto di contestare la maker faire”.
E’ un affermazione interessante. In primis perche’ non dice “vorrei che i giovani si costruissero un futuro”, ma che lo devono capire, perche’ il senso del futuro e’ gia’ scritto, se lo capisci volendo ti eviti le manganellate, se poi lo abbracci, Asset Camera puntera’ su di te e ti aiutera’ ad avere successo nel mondo prossimo venturo, che comunque e’ piu’ o meno come quello di adesso, ma piu’ caldo, con piu’ domotica, cose a led e problemi ambientali da risolvere. Forte no ?
Anche da un punto di vista tecnologico stiamo in una botte de fero, il futuro alla fine e’ delinenato. Per questo alla maker faire ci sono anche grandi aziende, per far vedere ai ragazzi come si fanno le cose nel mondo dei grandi e che quello e’ il punto di riferimento.
E comunque innovazione/rivoluzione non si appliccano all’ordine sociale. Infatti sottolineano sempre dall’Asset “I fablab e i makers sono la risposta più bella dei giovani alla crisi”. Certo, perche’ la migliore risposta alla crisi costante del capitale e del lavoro non puo’ che essere: accendiamo cose con i led comandandole via internet. O al limite lavora gratis per inventarti qualcosa che sia appetibile per il mercato, fatti una start up e spera che qualche grossa azienda ti compri, oppure evolvi e divieni imprentitore di te stesso. Le menti eccellenti sopravviveranno, al limite fuggiranno all’estero. Per gli altri: comunque ti sei trovato un hobby, tanto sei disoccupato, hai un sacco di tempo libero, no ? Tieni, accenditi un led, offriamo noi. Magari un giorno impari a farne luccicare tanti, e fai l’albero della vita ad Expo.
Le parole del buon direttore di Asset pero’ non sono a vanvera. E’ evidente che nessuno crede che i fablab e i maker possano in qualche modo essere un settore trainante dell’economia. Piuttosto una nicchia, pero’ dalle discrete potenzialita’ ideologiche. Contengono in se’ un ragionamento che potrebbe evolvere su diverse strade. La curiosita’ ti spinge a capire e intervenire sul mondo, a sviluppare capacita’ di fare. Bravo. Ora sei spendibile sul mercato del lavoro, perche’ hai un buon livello di problem solving. Ti appassioni anche ai problemi. Ottimo, appassionati a quelli che possiamo vendere bene, e saremo amici per sempre. Ti piace collaborare con gli altri, aiutarsi a vicenda ? Perfetto, perche’ lavorare con il proprio team e’ importante per emergere nella competizione. Hai una certa manualita’ e intelligenza pratica. Splendido, metti i tuoi arti al servizio di un’impresa. Dimostraci quanto tieni a noi e noi saremo carini con te, davvero. Tutte queste caratteristiche, secondo me alquanto apprezzabili in un essere umano, declinate in un altro senso invece condurrebbero ad una certa capacita’ di autorganizzarsi, autogestirsi, sostenersi l’un l’altro. Se solo non ci fosse qualcuno che poi riporta sempre la tua vita sulla centralita’ del soldo, e quando gli fai notare che e’ un modo di fare antipatico, ti spacca la faccia.

BCM!!!

lunedì, luglio 13th, 2015

Il leak di hacking team ci offre uno spaccato su un mondo interessante, un pezzo di realta’ che preferirebbe rimanere nell’ombra, e condurre un po’ in disparte, i propri affari con governi, intelligence e corpi militari a seguito. Se non fosse che la pubblicita’ e’ l’anima del commercio e la sicurezza informatica e’ una grande fiera di paese…
Il materiale pubblicato si presta a molte letture e approfondimenti. Io vorrei puntare l’attenzione sull’effimero mercato della sicurezza IT, sulle sue regole e funzionamento, che sono una metafora perfetta della fragilita’ sulla quale si basa il nostro buffo mondo.
Gli affari di hacking team giravano attorno a una piattaforma software, RCS (remote control system), una soluzione  con iconcine gommosette, pensata per gestire comodamente backdoor su computer e cellulari. Spiccano i nomi degli agent che connotano il target militare della clientela: scout, soldier, elite.
Il valore in termini monetari del giochino dipende da due fattori: il vettore di installazione, il non essere rilevato dagli antivirus. Entrambi questi aspetti riconducono ad un termine che anche i giornali ormai ogni tanto infilano negli articoli, per fare colore: 0-day. Questo, sconosciuto ai piu’, oggetto del desiderio,  che riesce a smuovere la libido di ingegneri e informatici impiegati nel campo della sicurezza.
I software sono scritti da persone, le persone qualche volta sbagliano e introducono degli errorini che adeguatamente sfruttati permettono di far eseguire al proprio giocattolino elettronico altre cose, diverse da quelle che il programma che si sta usando era pensato per fare. Nel nostro caso monitorare live tutte le attivita’ eseguite su computer e cellulari.
Il codice in grado di sfruttare le sviste prende il nome di exploit, un exploit 0-day non e’ pubblico, quindi solo chi ha trovato l’errorino e quelli a cui ha voglia di dirlo, possono sfruttare la vulnerabilita’.
In un mondo diverso dal nostro, la ricerca degli errorini sarebbe un giochino divertente per farsi gli scherzi l’un l’altro.
Nel nostro umanschifo cosi’ splendidamente capitalista, cosi’ trionfalmente guerrafondaio, cosi’ patologicamente dominato da persone in preda a deliri ossessivi da disturbo narcisistico di personalita’, non e’ cosi’. Sono i diamanti del mercato della sicurezza, al piu’ qualche centinaio di righe di codice ( quando sono fatti a modino ) prezzati in diverse decine di K dollari.
Dalle mail disponibili su wikileaks si puo’ seguire l’evoluzione dell’hacking team dal 2005 in avanti. Negli ultimi 2 o 3 anni, lo 0-day pack diventa uno delle loro preoccupazioni principali. Poter offrire vettori di  installazione con vulnerabilita’ non note, e’ la chiave di volta per fare breccia nel cuore dei governi e impressionare  le intelligence mondiali.
Una mail del grande capo spiega bene che i loro punti di debolezza all’inizio del 2014 sono gli exploit e il mobile.
https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/15113
Nel 2013 parlavano invece cosi’
https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/340289
La situazione e’ ancora piu’ chiara qui
https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/347574
Il competitor citato e’ l’israeliana Nso.

Negli anni tentano dunque di infittire i rapporti nel ristretto ed elitario mercato mondiale degli 0-day. E parallelamente mettono in campo risorse per produrseli “in house”. Perche’ nell’ultima decade la ricerca di bug da cui trarre info leak e exploit e’ diventata sempre piu’ una faccenda complicata e Hacking Team ha bisogno di 0-day di qualita’, o anche no: l’importante e’ che funzionino. Dalle mail paiono servirsi essenzialmente da persone, che periodicamente mandano il proprio catalogo dei francobolli rari, con i prezzi al pezzo. Il loro team di tecnici valuta, prova e sceglie. Compra 0-day per flash, cose per android  e via cosi’. Comprano sembra da un russo. A quanto si capisce non ha voluto mostrarsi dal vivo se non incarnato nel proprio codice, che pare essere elegante e ben studiato. Lo prendono un po’ in giro perche’ e’ uno che posta anche su zdi, bruciandosi cosi’ gli 0-day (https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/24676). Da un americano, Dustin, un broker, piu’ che uno sviluppatore probabilmente (interessante questa mail https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/347574). Poi un asiatico, Eugene, incluso nell’organico di Hacking Team, perche’ ad un certo punto compare con una mail @hackingteam e sembra impiegato a tempo pieno nello ricerca/sviluppo di 0-day. La gallina dalle uova d’oro. E’ bellina una mail nella quale si preoccupano del rilascio di windows 10, perche’ hanno pochi exploit funzionanti per quella piattaforma e ripongono le loro speranze in uno per vlc sviluppato da Eugene.
https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/1039373

I pagamenti per gli exploit avvengono a trance di mesi, se la vulnerabilita’ dopo tot mesi viene patchata, il pagamento e’ sospeso. Una sorta di garanzia.
I clienti vogliono la silent installation tramite exploit. E nel 2015 hacking team sembra cresciuta nell’organico e aver ampliato RCS equipaggiandolo con diversi 0-days e altre cosine all’ultimo grido: https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/23

Interessante la parte sulla uefi infection, in cui compare Tails.
Il giochino se siete curiosi e’ spiegato piu’ o meno in questa mail https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/473283

La ricerca della parola uefi mi ha condotto a questo report da manuale di It crowd
https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/19213

Si capisce che sono in due ad una sorta di demo con un  cliente, l’installazione uefi funziona, ma l’agent scout poi non parte al riavvio della macchina, allora mentre uno dei due distrae il cliente l’altro lancia un exploit di quelli che zitti zitti funzionano sicuro (silent installation) e il tipo non si accorge di nulla. Ripetono il giochino con un popup di avg che compare durante la demo. Lo chiudono al volo e il cliente di nuovo non nota nulla. Ancora piu’ bello il test con norton, che rileva l’agent. Allora mentre il secondo distrae il compratore (che a questo punto possiamo pero’ classificare come un po’ scemotto) l’altro mette in whitelist scout e cosi’ la sfangano di nuovo.
In ultimo con windows 8.1 e bit defender riescono a ricavare meno informazioni del dovuto dal sistema, pero’ il cliente tanto non sa bene cosa dovrebbe fare l’oggetto e quindi non si accorge di niente.

Insomma il loro rapporto con la realta’ e’ piuttosto particolare considerato che hanno a che fare con militari/intellegence, e sperano di essere rilevati (salvati dal fallimento) dai servizi segreti italiani. Sembrano divertirsi a sviluppare questi giochini e si autoincensano in qualita’ di azienda all’avanguardia nel panorama mondiale, pero’ fanno le supercazzole ai clienti, come il verduriere che tiene il dito sulla bilancia per fregare la vecchietta di turno.
Leggendo i loro scambi di email colgo una sorta di incapacita’ nel districarsi nella complessita’ del reale. Queste poche righe mettono a disagio https://wikileaks.org/hackingteam/emails/emailid/58672
L’elenco di supercattivi che si conclude con l’ottocentesco “complotti anarchici e terroristici” e l’atteggiamento da “ah ma se voi, sapeste umanita’ ingrata, tutto il bene che  vi stiamo facendo” rivela una tendenza a semplificare la realta’, quale meccanismo di autodifesa e di autoassoluzione. Pensare che governi/militari/intelligence siano i buoni che  combattono i supercattivi e’ qualcosa che non trova corrispondenza nella storia dell’umanita’.
Per restare sui fumetti, perfino il trio paperinik, paperinika, paper bat rivelano una maggiore capacita’ di indagine del mondo circostante, e l’ispettore gadget li batte in simpatia.

Comunque se fossi in hacking team io non me la prenderei troppo per il leak. Alla fine alcuni di loro non provengono dall’esperienza di antifork.org ? E nella pagina about di antifork non c’era forse scritto

Antifork Research supports the free software movement, full-disclosure of security problems and freedom of information. We dislike commercial security brands, ‘cause money doesn’t always mean security. We follow many exciting projects, related to computer technology.

Prendetela come un ritorno ai bei vecchi tempi, ora tutti sanno tutto: full-disclosure.
E cmq coraggio, come ama ripetere il grande capo: BCM!!!

NonToccateMilano

martedì, maggio 5th, 2015

Di tutti gli articoli apparsi su nessunotocchimilano, a me piace questo qui (http://nbl.gs/e7Z) della Stampa perche’ e’ un bignami bellissimo. L’articolo si focalizza sul sentimento di orgoglio che attraverserebbe la spiazzata di nessunotocchimilano (che non so se gli autori dell’hashtag si sono accorti dell’effetto omofobo che prende se si sposta un pochetto prima il mi, nessunomitocchilano, che e’ anche il motivo per cui l’hashtag non era nontoccatemilano probabilmente), e caratterizza l’italia che dice si’. Come una giovane contadinella scalza dell’ottocento, l’italia famosa per le sue eccellenze, per il vino buono, il cibo sano e le opere d’arte proclama il proprio si’ e nella mia mente si figura la statua di venere donzella fragile dallo sguardo languido che abbraccia voluttuosa, ma timida, marte guerriero con l’elmo e la lancia eretta. L’italia ha deciso di combattere per il proprio futuro e il proprio futuro sta la’ nell’interland milanese, dove prima era tutta campagna e ora sorgono fieri e pieni d’orgoglio dei capannoni ricolmi di cose in cartongesso, schermi e luciotti, che tra sei mesi diverranno terreno edificabile, ma ora per dio, come sentenzia un’altro articolo sempre della Stampa, valgono di sicuro il prezzo del biglietto.
Come dice l’articolista, basta piangersi addosso e pensare che non sappiamo fare niente: sia chiaro a tutti e gridiamolo forte tutte le mattine appena alzati, “noi valiamo il prezzo del biglietto” e non vogliamo le scritte sui muri e basta che i nostri figli devono andare all’estero per trovare lavoro, vogliamo che restino con noi, cosi’ possiamo educarli e mandarli dallo psicologo, almeno poi non ci bruciamo la macchina sotto casa, che e’ antipatico, anche se comunque fa girare l’economia, non dimentichiamoci che anche nel 2015 ci sono gli eco incentivi sulla rottamazione.
Che comunque non siamo noi quelli pessimisti e chiusi al dialogo: le cose che finiscono in “one” non sono tutte brutte. Tipo distruzione e’ brutto, ma innovazione ad esempio no. L’innovazione e’ importante, perche’ ricordiamoci che la fame nel mondo e’ sopratutto un problema tecnico. Cioe’ le persone muoiono di fame belli miei. Per questo servono delle ricette originali e sopratutto nuove, che sappiamo coniugare il vecchio e il nuovo: devono essere biologiche, ma anche un po’ ogm, un po’ slow, ma anche un po’ fast food.
Expo infatti e’ anzitutto un posto nel quale ci si scambiano ricette, un luogo dove per esempio lo cheff tamin proveniente dal lontano e esotico qatar, puo’ confrontarsi con la zia maria che lavora da eataly, e imparare a fare il vero ragu’ napoletano o la cotoletta alla milanese e magari da cosa, nasce cosa. Ad esempio questi del qatar ci sono cosi’ rimasti sotto con la cotoletta, che hanno preso casa a milano, a firenze, in costa smeralda, rilevando alcune piccole attivita’ famigliari, come i grattacieli di porta nuova a milano, la pensioncina four seasons di firenze, un po’ di costa smeralda, cosette cosi’, perche’ anche a loro gli tocca di emigrare per trovare lavoro: questa malattia della crisi non risparmia nessuno. Cmq se volete sapere tutto sullo stand del qatar, perche’ non riuscite piu’ a dormire senza, potete guardare le foto, sul fondamentale http://nbl.gs/e7V. Dove si vede come expo sia veramente un luogo interessantissimo.
E comunque l’Italia e’ forte e sapra’ risollevarsi. come d’altra parte ha gia’ fatto nel dopo guerra, e dalle stragi di stato. E ora sopravvivera’ con orgoglio anche a un’ora e venti di corteo. Perche’ cmq si sa che il problema di milano, oltre al traffico e ai parcheggi, sono principalmente “i black block” e le scritte sui muri. Cioe’ va bene tutto: la speculazione edilizia, le cosche, la cementificazioni, l’inquinamento, la gentrification. Per queste cose non saremmo mai scesi in strada, che abbiamo da lavorare. Ma non questi qui, che gli si dovrebbe sparare in fronte. Noi vogliamo rimetterci in moto e andare dove si deve andare, perche’ comunque e’ meglio che stare li’ fermi a lamentarsi, e sopratutto e’ meno faticoso che provare ad andare da un’altra parte.
Il discorso e’ semplice alla fine: ti rimbocchi le maniche e prendi quello che c’e’, con creativita’, innovazione e amore per la vita e per l’alta velocita’, che comunque e’ quella che permette in soli 50 minuti, anziche’ l’ora e quaranta dell’interegionale(che gia’ solo a scriverlo mi sono annoiato: uffa, che barbanoia), di andare a vedere il museo egizio a Torino e poi scappare via di corsa per andare a prendere un pezzo di cioccolata al padiglione della Svizzera all’Expo. Se dovevi metterci un’ora e quaranta come gli sfigati pendolari, poveracci, puzzoni, no, ma per soli 50 minuti, perche’ no ? Noi siamo il fronte del si’ e diciamo si’ alla vita loca e un po’ pazzerella e scommettiamo sulla nostra fantasia, non troppa, ma quella che serve per ridipingerci il mondo quanto basta durante la giornata, per arrivare alle goccine di lexotan la sera che ci garantiranno sonni felici.

Ho il cervello un po’ stanco dalle letture dei quotidiani on line. Il livello di retorica propagandistica di questi giorni mi ha riportato agli anni delle elementari quando nel torpore del meriggio durante il doposcuola, mi mostrarono una serie di documentari sulla seconda guerra mondiale e scopri la voce dei cinegiornali dell’istituto luce.

“Nell’ora in cui i vili si proclamarono eroi il fulgido esempio di un manipolo di coraggiosi armati solo di spugna e solventi al nitro sfida i dardi del destino e si oppone con italico ardore al veleno sfascista del pessimismo della marcia dei menagrami, gufi, corvi, bolscevichi, sodomiti e leccaciuffi. Milanesi: a noi l’expo, a noi le spugne!”

Domenica 5 aprile dedicata a freepto al k100 rimandata al 19

giovedì, aprile 2nd, 2015

Per una svista dei relatori , la terza domenica delle 4 programmate al k100 di campi bisenzio, su freepto e benefit A/I, era stata calenderizzata il pomeriggio della domenica di Pasqua. Anche se la scelta del pomeriggio permette comunque a tutti di andare a festeggiare degnamente la resurrezione di nostro signore cristo gesu’ al mattino, abbiamo comunque preferito annullare l’appuntamento e condensare domenica 19 il laboratorio del 5 aprile, cosicche’ tutti possiate agitare i vostri rametti di ulivo inneggiando alla famiglia naturale e all’inquisizione quando piu’ vi aggradata nel corso della giornata.

Quindi la terza puntata viene accorpata alla quarta. Il programma della giornata del 19 diviene dunque: dalle ore 15, con alcuni sviluppatori di Freepto, il gruppo di Avana e i soliti sfigati di A/I

Malware, legislazione attuale e prossima ventura + mini laboratorio relativo

Tor, alcuni cenni di questioni tralasciate nelle scorse puntate

Jabber + otr, qualche consiglio sull’istant messaging e le chat

Piccoli tools utili in Freepto (wipe, mat, bleachbit, mac changer, florentine e altre cosette)

Suicidio modo d’uso

mercoledì, marzo 4th, 2015

expressyourself

L’altro giorno ho letto un articolo sulla rubrica dei marchingegni di Repubblica su un tasto anti suicidi in FB e la mia mente e’ subito corsa a “Suicidio modo d’uso” dei CCCCNCNCN.

Che bello deve essere per FB poter dire che i social network servono a salvare le vite di poveri disgraziati depressi che rischiano di non arrivare a domani, per il male di vivere, certo. Che bello sentirsi buoni, e anche un po’ eroi come se cammminando sul Golden Gate a San Francisco incappassimo in un aspirante suicida nel gesto di lanciarsi in volo e con parole di coraggio lo riconquistassimo alla vita. Pero’ tutto con un click e senza sbattersi ad andare fino a San Francisco.
Che bello che delle persone possano segnalare il tuo profilo su FB ad un gruppo di esperti che valutino se sei un depresso con tendenze suicide e se si’ ti lancino un messaggio di speranza e coraggio. E talmente una buona idea che potremmo provare a estenderla. Perche’ non segnalare anche altri potenziali disagiati ? ognuno con un pulsante diverso, che poi gruppi di esperti analizzino e al limite poi se li scambino tra di loro, come le figurine: “ti do due depressioni endogene per una sindrome di cotard”, “scambieresti mai la tua depressione post parto con due fustini di disforia isterica ?” Piu’ che un pulsante secondo me sarebbe meglio un menu’ a tendina con tante voci da cui poter scegliere: disturbo bipolare, disturbo stagionale, disturbo depressivo infantile, adolescenziale, senile, … E’ bello che ci prendiamo cosi’ cura gli uni degli altri, grazie al nostro social network preferito.
Comunque secondo me in nome della salute mentale pubblica si potrebbe anche cercare di automatizzare la questione. Cioe’ perche’ aspettare che siano gli amici a segnalarti come depresso ? e se non sono veri amici ? e se erano troppo presi a ubriacarsi, fumare gli spinelli e copulare ilari a quei party ai quali tu in quanto depresso non partecipi o stai in un angolino in posizione fetale ?
Si potrebbe sviluppare un agente automatico rivelatore di depressione…
alla fine che ci va ? abbiamo gia’ tutti gli elementi

http://www.ucl.ac.uk/predict-depression/

rubiamo l’algoritmo reversando il test del link di cui sopra e ci spazzoliamo FB. Pensate quanto bene potremmo fare al mondo. Peccato che quando si sono suicidati Sole e Baleno, non ci fosse ancora FB, le cose sarebbero senza dubbio potute andare diversamente.

Quando infine mi sono stufato di avanzare a piccoli passi, in questa interminabile attesa, con un salto ho scavalcato il muro.

4 domeniche con freepto al k100 di Campi Bisenzio (FI) benefit A/I

giovedì, febbraio 19th, 2015

ai_avana_freepto_laboratori_k100f

Un mini laboratorio con A/I e Freepto su buone pratiche per evitare nausee, fastidi, emicranie e non stare troppo male navigando in Internet.

Da domenica 1 marzo ogni 15 giorni fino al 18 aprile, h 15.30 circa

La sensuale violenza della repubblica

venerdì, febbraio 13th, 2015

violenza-sensuale

Il lapsus misura il senso e la qualita’ del giornalismo di Repubblica, meno male gli screenshot ci permettono di tenerne memoria nel tempo, anche dopo la correzione. Comunque la correzione piu’ corretta sarebbe stata far sparire l’articolo.

Vorrei un gatto da appartamento docile, dolce, che non faccia danni in casa

venerdì, gennaio 30th, 2015

Identificare la tipologia di un rapporto finisce per indirizzare tutto il resto del discorso. Leggevo l’altro giorno la lettera aperta a chi indossava il passamontagna a cremona. L’autore, un insegnate dice, vorrebbe instaurare un immaginario dialogo sulla base di un rapporto filiale, padre – figlio. La prima cosa che ho notato e’ che non si parla di madri o di figlie. Si parla proprio solo di padri e di figli. Secondo me l’autore trarrebbe giovamento ad indagare invece un altro tipo di rapporto, che gli consentirebbe anche di non incappare nelle questioni di genere. I rapporti di produzione. Non figli: prodotti. L’indirizzare ogni tipo di ragionamento al profitto ha creato non una, ma molteplici generazioni tirate su’ mangiando merda, ma cercando di convincerli che fosse cioccolata. Allora si’ il problema diventa tutto educativo. Perche’ non volete sentire il sapore della cioccolata ? E’ colpa nostra che non vi abbiamo saputo educare bene a scuola, in chiesa, per televisione. Abbiamo sbagliato noi padri,e si sa che le colpe dei padri, poi ricadranno sui figli, perche’ i padri han mangiato l’uva acerba e i denti dei figli si sono allegati. Ma perche’ siete cosi’ violenti ? Boh.
Ma basta veramente cosi’ poco per far nascere tutte queste domande ? Cioe’ un cordone coi bastoni e i caschi ? No perche’ negli ultimi quarant’anni se ne sono gia’ visti un po’, non e’ proprio una novita’ introdotta da cremona… Cioe’ riducendo all’osso quanto letto sui giornali dopo un areosol collettivo di lacrimogeni di diverse ore, tutta questa violenza si e’ indirizzata su non piu’ di dieci vetrine.
Personalmente mi farei un’altra domanda, che alla fine forse non e’ cosi’ difficile capire perche’ ci sia gente arrabiata per una persona in coma a causa delle sprangate neofascite.
Io mi chiederei piuttosto perche’ il corpo sociale sia cosi’ poco conflittuale per tutto il resto del tempo. C’e’ un libro interessante tradotto da poco per la casa editrice Nautilus, L’enigma della docilita’. E’ scritto da un altro insegnante Pedro Garcia Olivo, e si pone esattamente questo interrogativo.
Il libro parte cosi’ (salto coi puntini che non ho voglia di ricopiarlo tutto a manina)
Di fronte a un conflitto … gli storici e il resto degli scienziati sociali si mettono immediatamente a investigarne le cause … a interpretare cio’ che viene percepito come un’alterazione nella pulsazione regolare della Normalita’. Al contrario, l’assenza di conflitti in condizioni particolarmente laceranti, che avrebbero dovuto mobilitare la popolazione – gli strani periodi di pace sociale in mezzo alla penuria o all’oppressione; la misteriosa docilita’ in una cittadinanza abitualmente sfruttata e soggiogata – non provoca un eguale entusiasmo negli analisti, una febbre negli studi, una proliferazione di dibattiti accademici sulle sue cause, le sue motivazioni.
Le conclusioni dell’autore non mi convincono del tutto, ma questa e’ per me una bella domanda, che interessa anche argomenti piu’ consueti per questo blog.
Continuano ad uscire i documenti di Snowden che delineano per sommi capi progetti dell’Nsa dai nomi sempre piu’ apocalittici/arrapanti Leviathan, WarriorPride, HiddenSalamander, DefiantWarrior. A parte un ristretto gruppo di attivisti e persone sensibili la questione sta procedendo nell’indifferenza dei piu’. Si potrebbe dire che dopo la Francia si preferisca barattare la propria liberta’ con una sicurezza impossibile, pero’ Snowden ha iniziato molto prima, in un periodo neppure troppo cruento. Tutto si e’ arenato a pochi mesi dalle prime rivelazioni. Una marcia, una petizione e fine. Eppure i media continuano a pubblicare, la questione e’ volendo sotto gli occhi di tutti.
Se si trattasse di un argomento tipo gli accordi commerciali segreti conosciuti come TTIP, capirei le difficolta’. Questi trattative tra l’altro potrebbero contenere accordi su proprieta’ intellettuale, trattamento dei dati personali. Perche’ dovremmo fidarci ? Da sola questa cosa basta per esempio a cambiare la faccia di Internet come la conosciamo (e’ gia’ cosi’ fa schifo). Pero’ e’ tutto volutamente molto fumoso, effimero e mascherato di tecnicismo.
Si puo’ dire forse che sono troppi i problemi di cui occuparsi e questi sono argomenti di retroguardia ? Sicuramente, pero’ perche’ un’apatia vaga serpeggia, anziche’ un’incazzatura generalizzata su temi piu’ rilevanti ?
E da qui potrebbero partire un sacco di considerazioni banali e luoghi comuni, che evitero’.
A me basterebbe ribaltare la domanda iniziale: non perche’ qualcuno s’agita, magari anche un po’ a caso, ma perche’ tutti quegli altri no ?

La cosa dall’altro mondo

giovedì, gennaio 15th, 2015

English version below

Il susseguirsi di nascite e di morti segna in questo periodo più delle lancette dell’orologio la mia percezione del tempo. Nascite che rendono felici amici, e morti che lasciano il segno su pochi o altre che vorrebbero scuotere e traumatizzare il mondo intero.
La dialettica tra forze materiali che imprime forma alla realtà è quanto mai schizofrenicamente attiva in questo periodo.
Solo fino a poche settimane fa i maggiori quotidiani nazionali erano un tripudio di emergenzialismo, e testosterone: tra l’operazione Aquila Nera tesa a stroncare sul nascere la (parecchio sgangherata) organizzazione neofascista Avanguardia ordinovista e gli incendi ai cavi sulla linea della Tav, che a tratti assumevano le sembianze smostrate di una novella strage di Bologna. O qualche giorno prima i sindacati che bloccano il paese o gli “antagonisti” che vogliono sempre fare a botte. Come se ci fosse una galassia in violenta espansione tesa ad inghiottire il mondo, un’entità aliena pronta ad invadere la quotidianità, che invero ha continuamente bisogno di sentirsi minacciata, aggreddita, perché le sue basi e ragioni sono talmente fragili, da rafforzarsi solo di fronte al nemico comune, all’emergenza traumatica, che cancella i dubbi e lascia liberi di agire a riconfermare un presente identificato con il migliore dei mondi possibili o il minore dei mali necessari.
Tutta questa costruzione un po’ scriocchiolante lascia il posto a Parigi, dove la guerra che serpeggia da decenni esplode nelle sue dinamiche di rancore, inteso come odio consapevolmente lasciato fermentare. Questa sì che sembra un’invasione aliena, terrifica e oscura, mediaticamente appagante e pornografica come le stragi nei college statunitensi, con la caccia all’uomo, gli ostaggi, gli assalti, ecc…
Eppure aliena non è, tutto questo non è alieno alla nostra società, anche se sarebbe comodo che lo fosse. Poter stigmatizzare la violenza e fermarsi lì, dedicarsi a curare i sintomi, per sentirsi rassicurati.
Serpeggia un desiderio di controllo, spesso su aspetti marginali della questione, che sembra quasi una mera esibizione di forza, o paranoia. Un mondo schizofrenico che da un lato osanna la libertà d’espressione offesa a morte e dall’altro vorrebbe controllare ogni sistema di comunicazione, vietando quello che apparentemente sfugge (affermazioni da campagna elettorale britannica fresche fresche di David Cameron, http://tinyurl.com/nhoeceu).
In generale un po’ ovunque i governi si pongono pubblicamente la questione come un problema di sorveglianza. Ci si pone di fronte ai territori come se fossero dei fortini assediati da difendere, da presidiare, da sorvegliare.
Ma sono ben consapevoli che è soltanto propaganda. Le reti telefoniche prima dell’avvento di Internet, erano strutture relativamente facili da controllare, questo non ci ha risparmiato guerre, violenze e fattacci brutti brutti negli ultimi 100 anni.
Perché il problema non sta lì, non sta nella quantità di cose che sorvegliamo. Non sta nell’analisi delle comunicazioni digitali di tutti gli abitanti del mondo, anche se i governi apparentemente sembrano pensarla così, in una sorta di fragile delirio di onnipontenza, estraneo ad ogni valutazione di altro genere. Valuazioni che comunque vengono fatte, ma spesso taciute, perché è più facile dare in pasto all’opinione pubblica qualche inutile ricetta, piuttosto che ammettere che tutto fa parte di un crudele e cinico gioco ad incastri in cui le ragioni dell’economia, della geopolitica, gli scontri di potere si celano dietro paraventi di comodo. Più semplice ripartire sempre da zero e immaginare gli alieni che vengono a rapire la nostra placida quotidianità, come se questo “idillio” non fosse normalmente costruito sull’incertezza, sullo sfruttamento, sulla disuguaglianza sociale, sull’imposizione, sulla paura, sulle ragioni del denaro e del profitto sopra ogni altra questione.
Gli alieni venuti a rubare le nostre pecore e tracciare sanguinosi cerchi nel grano, sembrano alieni, perché spesso noi pure siamo alieni a noi stessi e stentiamo a riconoscere la nostra immagine riflessa e distorta nelle acque di questo strano ruscello post moderno in cui ci laviamo il volto.


The Thing from Another World

Nowadays my sense of time is marked more by the succession of births and deaths than by the ticking of the clock. Births that make friends happy, and deaths that leave their mark on few or that aim at shocking and traumatizing the whole world.
Today, the dialectics among material forces that forms reality is more schizophrenically active than ever.
Just few weeks ago, the most important Italian newspapers were full of fake emergencies and testosterone — between the “Aquila Nera” (or “Black Eagle”) operation, aimed at crushing the emerging (and rather rambling) neofascist organization “Avanguardia ordinovista” (“Vanguard for the New Order”), and the “arson attack” that set fire on some cables of the high velocity train line in Bologna, and was sometimes depicted as a new Bologna Massacre[1]. And what about the unions “bringing the country to a standstill”, or the “radical” groups who always want to get into a brawl. It’s as though there was a galaxy that is violently expanding in the effort of gobbling up the world, an alien being ready to overrun our everyday life — a life that always needs to feel threatened, under attack, because its foundations and motivations are so fragile, that they only get stronger in the face of a common enemy, of traumatic emergencies, that remove doubts and allow everyone to act as they like, enforcing a present that is identified with the best of all possible worlds or with the least of the necessary evils.
This whole pretty crumbling construct has been replaced by the events in Paris, where a war that had been looming for decades has exploded in its patterns of grudge, of a hate that had been consciously left to brew for a long time. This one really looks like an alien invasion, terrifying and obscure, media-oriented and pornographic as the massacres in American colleges, with manhunts, hostages, SWAT raids, etc.
But there is nothing alien in all this: nothing in all this is alien to our society, even if it would be comforting if it was. It would be comforting to simply stigmatize violence, to focus on the treatment of symptoms in order to feel reassured.
A yearning for control is in the air. It often concerns secondary aspects of the question, and actually seems a mere show of force, or of paranoia. We live in a schizophrenic world which at the same time celebrates the deeply injured freedom of speech, and wishes to control every communication system, and to forbid what apparently slips by (see the most recent declarations by David Cameron during his electoral campaign).
More generally, governments all over the world are openly discussing the question as a matter of surveillance. Each territory is treated as a fort under siege that must be protected, guarded and watched over.
But they all know that this is just propaganda. Before the emergence of the Internet, telephone networks were relatively easy to monitor, but this hasn’t spared us wars, violence and bad, bad deeds in the last 100 years.
For the point is this, and not the amount of things we surveil. The point does not consist in the analysis of the digital communications of each and every inhabitant of the planet, although the governments seem to believe this, in a sort of fragile omnipotence delirium that is alien to any other consideration. Some considerations are indeed made, but they are often kept secret, because it is easier to serve up some useless recipe to the public than to admit that all this is part of a cruel and cynical puzzle where the reasons of economics, geopolitics, and clashes of power are hidden behind a facade of convenience. It is easier to start from scratch over and over again, and to imagine some aliens who come to kidnap our peaceful everyday life, as though this “idyllic life” wasn’t normally built upon uncertainty, exploitation, social inequality, dominion, fear, and the reasons of money and profit above everything else.
The aliens who have come to steal our sheep and to draw bloody crop circles look like aliens because often we are also alien to ourselves, and we hardly recognize our twisted reflections in the water of this weird post-modern stream where we wash our faces.

[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Bologna_massacre