0xDA733D59D98DA9CE – diffidate delle imitazioni!

marzo 18th, 2015 by lucha

[english version below]

PGP e la sua implementazione libera GnuPG è uno degli strumenti che consigliamo ai nostri utenti per comunicare sia tra di loro che con noi. Per comunicare attraverso PGP è necessario avere la chiave, cosiddetta pubblica, del destinatario. È molto importante assicurarsi che la chiave che si ha appartenga effettivamente alla persona con cui vogliamo comunicare e non a qualcun altro: in questo caso infatti si rischia nel migliore dei casi di mandare un’email illeggibile al nostro destinatario e nel peggiore di essere intercettati e di perdere le garanzie di sicurezza che pensavamo di avere usando PGP.

La nostra chiave pubblica si può trovare sul nostro sito, oppure si può richiedere a uno dei tanti keyserver, che si possono paragonare a servizi di “pagine gialle” delle chiavi crittografiche. La maggior parte di questi server pubblica tutte le chiavi che gli vengono inviate, senza controllare l’effettiva autenticità delle informazioni riportate. È quindi estremamente facile creare una chiave a nome di un’altra persona e caricarla su uno di questi server.

È quel che è successo a noi solo qualche settimana fa: qualcuno ha deciso di creare una chiave a nostro nome e di caricarla sui keyserver. Non ne conosciamo le motivazioni (uno scherzo? un esperimento? un goffo tentativo di intercettare le comunicazioni coi nostri utenti?), però dobbiamo avvisarvi: non tutte le chiavi a nostro nome che trovate su internet sono autentiche. Quindi quando scaricate la nostra chiave pubblica, controllate le firme e se potete utilizzate il Web of Trust.

La fingerprint della nostra chiave [al marzo 2015] è

E30D 5650 109E 5353 2104 B879 DA73 3D59 D98D A9CE

Diffidate delle imitazioni!

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DDoS in corso? Abbiate pazienza o usate servizi sicuri!

marzo 13th, 2015 by cavallette

English version below

Ultimamente sia Autistici/Inventati che altri server autogestiti come Riseup o Nodo50 hanno subito attacchi DDoS (Distributed Denial of Service).

Un DDoS consiste nel dirigere un enorme flusso di traffico fasullo contro l’obiettivo per saturare l’infrastruttura e quindi impedire il funzionamento dei servizi offerti. In questo modo il server non può più rispondere alle richieste di visualizzazione di pagine web, di scaricamento della posta, di collegamento a jabber e via dicendo. Di conseguenza, la fretta può spingere gli/le utenti a usare servizi commerciali, che sono più resistenti agli attacchi DDoS e quindi offrono servizi più stabili. Noi però vi sconsigliamo di prendere decisioni dettate dalla fretta. Per prevenire rischi per la vostra privacy, vi consigliamo di aprire una casella di posta di backup su un altro server amico e di usare jabber con un servizio alternativo (come quello associato a tutte le caselle di posta Riseup o quello di Systemli) invece di ricorrere a un servizio commerciale di messaggistica istantanea.

English version

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Suicidio modo d’uso

marzo 4th, 2015 by carpa

expressyourself

L’altro giorno ho letto un articolo sulla rubrica dei marchingegni di Repubblica su un tasto anti suicidi in FB e la mia mente e’ subito corsa a “Suicidio modo d’uso” dei CCCCNCNCN.

Che bello deve essere per FB poter dire che i social network servono a salvare le vite di poveri disgraziati depressi che rischiano di non arrivare a domani, per il male di vivere, certo. Che bello sentirsi buoni, e anche un po’ eroi come se cammminando sul Golden Gate a San Francisco incappassimo in un aspirante suicida nel gesto di lanciarsi in volo e con parole di coraggio lo riconquistassimo alla vita. Pero’ tutto con un click e senza sbattersi ad andare fino a San Francisco.
Che bello che delle persone possano segnalare il tuo profilo su FB ad un gruppo di esperti che valutino se sei un depresso con tendenze suicide e se si’ ti lancino un messaggio di speranza e coraggio. E talmente una buona idea che potremmo provare a estenderla. Perche’ non segnalare anche altri potenziali disagiati ? ognuno con un pulsante diverso, che poi gruppi di esperti analizzino e al limite poi se li scambino tra di loro, come le figurine: “ti do due depressioni endogene per una sindrome di cotard”, “scambieresti mai la tua depressione post parto con due fustini di disforia isterica ?” Piu’ che un pulsante secondo me sarebbe meglio un menu’ a tendina con tante voci da cui poter scegliere: disturbo bipolare, disturbo stagionale, disturbo depressivo infantile, adolescenziale, senile, … E’ bello che ci prendiamo cosi’ cura gli uni degli altri, grazie al nostro social network preferito.
Comunque secondo me in nome della salute mentale pubblica si potrebbe anche cercare di automatizzare la questione. Cioe’ perche’ aspettare che siano gli amici a segnalarti come depresso ? e se non sono veri amici ? e se erano troppo presi a ubriacarsi, fumare gli spinelli e copulare ilari a quei party ai quali tu in quanto depresso non partecipi o stai in un angolino in posizione fetale ?
Si potrebbe sviluppare un agente automatico rivelatore di depressione…
alla fine che ci va ? abbiamo gia’ tutti gli elementi

http://www.ucl.ac.uk/predict-depression/

rubiamo l’algoritmo reversando il test del link di cui sopra e ci spazzoliamo FB. Pensate quanto bene potremmo fare al mondo. Peccato che quando si sono suicidati Sole e Baleno, non ci fosse ancora FB, le cose sarebbero senza dubbio potute andare diversamente.

Quando infine mi sono stufato di avanzare a piccoli passi, in questa interminabile attesa, con un salto ho scavalcato il muro.

FCC approva le regole sulla net neutrality – FCC passes net neutrality rules

febbraio 27th, 2015 by bombo

netneutrality
english version below

La Commissione Federale delle Comunicazioni (FCC) statunitense ha approvato nuove storiche regole che attribuiscono all’ente i poteri più vasti sul settore dei cavi di rete da quando internet è stata messa a disposizione delle masse.
Le compagnie di cablaggio non potranno offrire ‘vie preferenziali’ sulla rete e l’accesso sarà uguale per tutti gli utenti.
“Nessuno dovrebbe avere il controllo sulla libertà e sull’apertura dell’accesso a Internet”, ha detto il presidente dell’FCC Tom Wheeler. “È la piattaforma più potente e pervasiva del pianeta. Internet è troppo importante per concedere ai grandi provider di dettare le regole.”

Il regolamento proposto è piuttosto articolato, ma per riassumere le tre garanzie più importanti per gli utilizzatori di Internet sono le seguenti:

  • Niente blocchi: i grandi provider non possono bloccare l’accesso a contenuti legali, applicazioni, servizi o apparecchiature non dannose.
  • Niente strozzature: i provider non possono danneggiare o degradare il traffico legittimo in Internet sulla base di contenuti, applicazioni, servizi o apparecchiature non dannose.
  • Nessuna priorità a pagamento: i provider non possono favorire un traffico legittimo in Internet rispetto a un altro in cambio di un pagamento – in altre parole: niente “vie preferenziali”. Questa regola vieta anche ai provider di dare priorità ai contenuti e ai servizi delle loro affiliate.

Dunque che significa Net Neutrality?

“La Net neutrality è il concetto per cui il tuo provider Internet dovrebbe essere un ponte neutrale verso qualsiasi contenuto o servizio in rete, non un controllore che decide se caricare più lentamente un servizio piuttosto di un altro o imporre pagamenti per vie d’accesso preferenziali”.

~~~~~ english version ~~~~

The Federal Communications Commission (FCC) passed historic new rules that give the body its greatest power over the cable industry since the internet went mainstream.
Cable companies will not be allowed to offer “fast lanes” on the internet and access but will be equal for all users.
“No one should control free and open access to the Internet,” FCC chairman Tom Wheeler said. “It’s the most powerful and pervasive platform on the planet. The Internet is too important to allow broadband providers to make the rules.”

The proposed rules are pretty lengthy, but from an FCC fact sheet, here are the three things that the rules would ban that matter most to consumers:

  • No Blocking: broadband providers may not block access to legal content, applications, services, or non-harmful devices.
  • No Throttling: broadband providers may not impair or degrade lawful Internet traffic on the basis of content, applications, services, or non-harmful devices.
  • No Paid Prioritization: broadband providers may not favor some lawful Internet traffic over other lawful traffic in exchange for consideration — in other words, no ‘fast lanes.’ This rule also bans ISPs from prioritizing content and services of their affiliates.”

What does net neutrality mean?

“Net neutrality is the concept that your Internet provider should be a neutral gateway to everything on the Internet, not a gatekeeper deciding to load some sites slower than others or impose fees for faster service.”

Manutenzione oggi / maintenance today

febbraio 25th, 2015 by cavallette

Oggi faremo un po’ di manutenzione programmata sui nostri server, il che significa che qualche servizio potrebbe essere indisponibile per un breve lasso di tempo. Aggiorneremo questo post in caso di problemi permanenti

[ENGLISH VERSION]

We will perform some planned maintenance on our servers today. This means that some services will be unavailable from time to time. We’ll update this post in case persistent issues arise.

4 domeniche con freepto al k100 di Campi Bisenzio (FI) benefit A/I

febbraio 19th, 2015 by carpa

ai_avana_freepto_laboratori_k100f

Un mini laboratorio con A/I e Freepto su buone pratiche per evitare nausee, fastidi, emicranie e non stare troppo male navigando in Internet.

Da domenica 1 marzo ogni 15 giorni fino al 18 aprile, h 15.30 circa

La sensuale violenza della repubblica

febbraio 13th, 2015 by carpa

violenza-sensuale

Il lapsus misura il senso e la qualita’ del giornalismo di Repubblica, meno male gli screenshot ci permettono di tenerne memoria nel tempo, anche dopo la correzione. Comunque la correzione piu’ corretta sarebbe stata far sparire l’articolo.

Vorrei un gatto da appartamento docile, dolce, che non faccia danni in casa

gennaio 30th, 2015 by carpa

Identificare la tipologia di un rapporto finisce per indirizzare tutto il resto del discorso. Leggevo l’altro giorno la lettera aperta a chi indossava il passamontagna a cremona. L’autore, un insegnate dice, vorrebbe instaurare un immaginario dialogo sulla base di un rapporto filiale, padre – figlio. La prima cosa che ho notato e’ che non si parla di madri o di figlie. Si parla proprio solo di padri e di figli. Secondo me l’autore trarrebbe giovamento ad indagare invece un altro tipo di rapporto, che gli consentirebbe anche di non incappare nelle questioni di genere. I rapporti di produzione. Non figli: prodotti. L’indirizzare ogni tipo di ragionamento al profitto ha creato non una, ma molteplici generazioni tirate su’ mangiando merda, ma cercando di convincerli che fosse cioccolata. Allora si’ il problema diventa tutto educativo. Perche’ non volete sentire il sapore della cioccolata ? E’ colpa nostra che non vi abbiamo saputo educare bene a scuola, in chiesa, per televisione. Abbiamo sbagliato noi padri,e si sa che le colpe dei padri, poi ricadranno sui figli, perche’ i padri han mangiato l’uva acerba e i denti dei figli si sono allegati. Ma perche’ siete cosi’ violenti ? Boh.
Ma basta veramente cosi’ poco per far nascere tutte queste domande ? Cioe’ un cordone coi bastoni e i caschi ? No perche’ negli ultimi quarant’anni se ne sono gia’ visti un po’, non e’ proprio una novita’ introdotta da cremona… Cioe’ riducendo all’osso quanto letto sui giornali dopo un areosol collettivo di lacrimogeni di diverse ore, tutta questa violenza si e’ indirizzata su non piu’ di dieci vetrine.
Personalmente mi farei un’altra domanda, che alla fine forse non e’ cosi’ difficile capire perche’ ci sia gente arrabiata per una persona in coma a causa delle sprangate neofascite.
Io mi chiederei piuttosto perche’ il corpo sociale sia cosi’ poco conflittuale per tutto il resto del tempo. C’e’ un libro interessante tradotto da poco per la casa editrice Nautilus, L’enigma della docilita’. E’ scritto da un altro insegnante Pedro Garcia Olivo, e si pone esattamente questo interrogativo.
Il libro parte cosi’ (salto coi puntini che non ho voglia di ricopiarlo tutto a manina)
Di fronte a un conflitto … gli storici e il resto degli scienziati sociali si mettono immediatamente a investigarne le cause … a interpretare cio’ che viene percepito come un’alterazione nella pulsazione regolare della Normalita’. Al contrario, l’assenza di conflitti in condizioni particolarmente laceranti, che avrebbero dovuto mobilitare la popolazione – gli strani periodi di pace sociale in mezzo alla penuria o all’oppressione; la misteriosa docilita’ in una cittadinanza abitualmente sfruttata e soggiogata – non provoca un eguale entusiasmo negli analisti, una febbre negli studi, una proliferazione di dibattiti accademici sulle sue cause, le sue motivazioni.
Le conclusioni dell’autore non mi convincono del tutto, ma questa e’ per me una bella domanda, che interessa anche argomenti piu’ consueti per questo blog.
Continuano ad uscire i documenti di Snowden che delineano per sommi capi progetti dell’Nsa dai nomi sempre piu’ apocalittici/arrapanti Leviathan, WarriorPride, HiddenSalamander, DefiantWarrior. A parte un ristretto gruppo di attivisti e persone sensibili la questione sta procedendo nell’indifferenza dei piu’. Si potrebbe dire che dopo la Francia si preferisca barattare la propria liberta’ con una sicurezza impossibile, pero’ Snowden ha iniziato molto prima, in un periodo neppure troppo cruento. Tutto si e’ arenato a pochi mesi dalle prime rivelazioni. Una marcia, una petizione e fine. Eppure i media continuano a pubblicare, la questione e’ volendo sotto gli occhi di tutti.
Se si trattasse di un argomento tipo gli accordi commerciali segreti conosciuti come TTIP, capirei le difficolta’. Questi trattative tra l’altro potrebbero contenere accordi su proprieta’ intellettuale, trattamento dei dati personali. Perche’ dovremmo fidarci ? Da sola questa cosa basta per esempio a cambiare la faccia di Internet come la conosciamo (e’ gia’ cosi’ fa schifo). Pero’ e’ tutto volutamente molto fumoso, effimero e mascherato di tecnicismo.
Si puo’ dire forse che sono troppi i problemi di cui occuparsi e questi sono argomenti di retroguardia ? Sicuramente, pero’ perche’ un’apatia vaga serpeggia, anziche’ un’incazzatura generalizzata su temi piu’ rilevanti ?
E da qui potrebbero partire un sacco di considerazioni banali e luoghi comuni, che evitero’.
A me basterebbe ribaltare la domanda iniziale: non perche’ qualcuno s’agita, magari anche un po’ a caso, ma perche’ tutti quegli altri no ?

La cosa dall’altro mondo

gennaio 15th, 2015 by carpa

English version below

Il susseguirsi di nascite e di morti segna in questo periodo più delle lancette dell’orologio la mia percezione del tempo. Nascite che rendono felici amici, e morti che lasciano il segno su pochi o altre che vorrebbero scuotere e traumatizzare il mondo intero.
La dialettica tra forze materiali che imprime forma alla realtà è quanto mai schizofrenicamente attiva in questo periodo.
Solo fino a poche settimane fa i maggiori quotidiani nazionali erano un tripudio di emergenzialismo, e testosterone: tra l’operazione Aquila Nera tesa a stroncare sul nascere la (parecchio sgangherata) organizzazione neofascista Avanguardia ordinovista e gli incendi ai cavi sulla linea della Tav, che a tratti assumevano le sembianze smostrate di una novella strage di Bologna. O qualche giorno prima i sindacati che bloccano il paese o gli “antagonisti” che vogliono sempre fare a botte. Come se ci fosse una galassia in violenta espansione tesa ad inghiottire il mondo, un’entità aliena pronta ad invadere la quotidianità, che invero ha continuamente bisogno di sentirsi minacciata, aggreddita, perché le sue basi e ragioni sono talmente fragili, da rafforzarsi solo di fronte al nemico comune, all’emergenza traumatica, che cancella i dubbi e lascia liberi di agire a riconfermare un presente identificato con il migliore dei mondi possibili o il minore dei mali necessari.
Tutta questa costruzione un po’ scriocchiolante lascia il posto a Parigi, dove la guerra che serpeggia da decenni esplode nelle sue dinamiche di rancore, inteso come odio consapevolmente lasciato fermentare. Questa sì che sembra un’invasione aliena, terrifica e oscura, mediaticamente appagante e pornografica come le stragi nei college statunitensi, con la caccia all’uomo, gli ostaggi, gli assalti, ecc…
Eppure aliena non è, tutto questo non è alieno alla nostra società, anche se sarebbe comodo che lo fosse. Poter stigmatizzare la violenza e fermarsi lì, dedicarsi a curare i sintomi, per sentirsi rassicurati.
Serpeggia un desiderio di controllo, spesso su aspetti marginali della questione, che sembra quasi una mera esibizione di forza, o paranoia. Un mondo schizofrenico che da un lato osanna la libertà d’espressione offesa a morte e dall’altro vorrebbe controllare ogni sistema di comunicazione, vietando quello che apparentemente sfugge (affermazioni da campagna elettorale britannica fresche fresche di David Cameron, http://tinyurl.com/nhoeceu).
In generale un po’ ovunque i governi si pongono pubblicamente la questione come un problema di sorveglianza. Ci si pone di fronte ai territori come se fossero dei fortini assediati da difendere, da presidiare, da sorvegliare.
Ma sono ben consapevoli che è soltanto propaganda. Le reti telefoniche prima dell’avvento di Internet, erano strutture relativamente facili da controllare, questo non ci ha risparmiato guerre, violenze e fattacci brutti brutti negli ultimi 100 anni.
Perché il problema non sta lì, non sta nella quantità di cose che sorvegliamo. Non sta nell’analisi delle comunicazioni digitali di tutti gli abitanti del mondo, anche se i governi apparentemente sembrano pensarla così, in una sorta di fragile delirio di onnipontenza, estraneo ad ogni valutazione di altro genere. Valuazioni che comunque vengono fatte, ma spesso taciute, perché è più facile dare in pasto all’opinione pubblica qualche inutile ricetta, piuttosto che ammettere che tutto fa parte di un crudele e cinico gioco ad incastri in cui le ragioni dell’economia, della geopolitica, gli scontri di potere si celano dietro paraventi di comodo. Più semplice ripartire sempre da zero e immaginare gli alieni che vengono a rapire la nostra placida quotidianità, come se questo “idillio” non fosse normalmente costruito sull’incertezza, sullo sfruttamento, sulla disuguaglianza sociale, sull’imposizione, sulla paura, sulle ragioni del denaro e del profitto sopra ogni altra questione.
Gli alieni venuti a rubare le nostre pecore e tracciare sanguinosi cerchi nel grano, sembrano alieni, perché spesso noi pure siamo alieni a noi stessi e stentiamo a riconoscere la nostra immagine riflessa e distorta nelle acque di questo strano ruscello post moderno in cui ci laviamo il volto.


The Thing from Another World

Nowadays my sense of time is marked more by the succession of births and deaths than by the ticking of the clock. Births that make friends happy, and deaths that leave their mark on few or that aim at shocking and traumatizing the whole world.
Today, the dialectics among material forces that forms reality is more schizophrenically active than ever.
Just few weeks ago, the most important Italian newspapers were full of fake emergencies and testosterone — between the “Aquila Nera” (or “Black Eagle”) operation, aimed at crushing the emerging (and rather rambling) neofascist organization “Avanguardia ordinovista” (“Vanguard for the New Order”), and the “arson attack” that set fire on some cables of the high velocity train line in Bologna, and was sometimes depicted as a new Bologna Massacre[1]. And what about the unions “bringing the country to a standstill”, or the “radical” groups who always want to get into a brawl. It’s as though there was a galaxy that is violently expanding in the effort of gobbling up the world, an alien being ready to overrun our everyday life — a life that always needs to feel threatened, under attack, because its foundations and motivations are so fragile, that they only get stronger in the face of a common enemy, of traumatic emergencies, that remove doubts and allow everyone to act as they like, enforcing a present that is identified with the best of all possible worlds or with the least of the necessary evils.
This whole pretty crumbling construct has been replaced by the events in Paris, where a war that had been looming for decades has exploded in its patterns of grudge, of a hate that had been consciously left to brew for a long time. This one really looks like an alien invasion, terrifying and obscure, media-oriented and pornographic as the massacres in American colleges, with manhunts, hostages, SWAT raids, etc.
But there is nothing alien in all this: nothing in all this is alien to our society, even if it would be comforting if it was. It would be comforting to simply stigmatize violence, to focus on the treatment of symptoms in order to feel reassured.
A yearning for control is in the air. It often concerns secondary aspects of the question, and actually seems a mere show of force, or of paranoia. We live in a schizophrenic world which at the same time celebrates the deeply injured freedom of speech, and wishes to control every communication system, and to forbid what apparently slips by (see the most recent declarations by David Cameron during his electoral campaign).
More generally, governments all over the world are openly discussing the question as a matter of surveillance. Each territory is treated as a fort under siege that must be protected, guarded and watched over.
But they all know that this is just propaganda. Before the emergence of the Internet, telephone networks were relatively easy to monitor, but this hasn’t spared us wars, violence and bad, bad deeds in the last 100 years.
For the point is this, and not the amount of things we surveil. The point does not consist in the analysis of the digital communications of each and every inhabitant of the planet, although the governments seem to believe this, in a sort of fragile omnipotence delirium that is alien to any other consideration. Some considerations are indeed made, but they are often kept secret, because it is easier to serve up some useless recipe to the public than to admit that all this is part of a cruel and cynical puzzle where the reasons of economics, geopolitics, and clashes of power are hidden behind a facade of convenience. It is easier to start from scratch over and over again, and to imagine some aliens who come to kidnap our peaceful everyday life, as though this “idyllic life” wasn’t normally built upon uncertainty, exploitation, social inequality, dominion, fear, and the reasons of money and profit above everything else.
The aliens who have come to steal our sheep and to draw bloody crop circles look like aliens because often we are also alien to ourselves, and we hardly recognize our twisted reflections in the water of this weird post-modern stream where we wash our faces.

[1] https://en.wikipedia.org/wiki/Bologna_massacre

La sicurezza non è un crimine

gennaio 9th, 2015 by lucha

[English version below]

Seguiamo con preoccupazione l’evolversi di una brutta vicenda in Spagna. Dal 16 dicembre 2014 7 persone sono in custodia cautelare in carcere ed altre 4 indagate tra le città di Barcellona, Madrid, Sabadell e Manresa. Sembra il copione di un film già visto: una accusa di associazione terroristica di stampo anarchico, perquisizioni all’alba -anche nella storica occupazione della Kasa della Muntanya-, sequestri di libri, agende, cellulari e dischi fissi, e la fastidiosa sensazione che sul banco degli imputati ci siano delle idee piuttosto che delle persone.

Quel che è originale, e ancora più fastidioso, è che tra le motivazioni del giudice per la custodia cautelare, tra gli “indizi” che dovrebbero dare fondamento all’ipotesi che effettivamente esista tale organizzazione e che veramente essa abbia finalità eversive, c’è niente meno che l’uso di caselle di posta sicure, in particolare quelle dei server di Riseup. Così in un tempo in cui le agenzie di sicurezza e le forze di polizia di mezzo mondo violano sistematicamente il diritto alla riservatezza e alla comunicazione libera e mettono in pericolo le basi stesse del funzionamento di Internet, c’è chi crede che utilizzare protocolli standard di sicurezza e riservatezza sia un segnale dell’esistenza di un progetto eversivo. Terrorista è chi difende i propri diritti elementari, non chi li ha violati sistematicamente per anni.

Già avevamo avuto notizia che in certe parti del mondo particolarmente sensibili l’utilizzo di caselle di posta di Riseup fosse considerato un indizio di criminalità. Che questa cosa succeda in un paese dell’Unione europea e che comunque si estenda ci preoccupa enormermente – anche se forse non ci coglie del tutto di sorpresa. Però non abbiamo intenzione di restare zitti mentre un progetto affine e simile al nostro, qual è Riseup, viene additato come il marchio degli untori. Denunceremo e contrasteremo questa interpretazione del diritto alla privacy con tutte le nostre forze e capacità.

Riportiamo il comunicato originale di Riseup tradotto, così come rimandiamo a un ottimo comunicato di OffTopic Lab (e altri) che spiega il contesto in cui è avvenuta questa operazione di polizia.

La sicurezza non è un crimine

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