<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>cavallette &#187; Questioni_legali</title>
	<atom:link href="http://cavallette.noblogs.org/category/questioni_legali/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://cavallette.noblogs.org</link>
	<description>il blog di autistici.org</description>
	<lastBuildDate>Wed, 08 Feb 2012 10:53:37 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
<atom:link rel="hub" href="http://pubsubhubbub.appspot.com"/><atom:link rel="hub" href="http://superfeedr.com/hubbub"/>		<item>
		<title>Norwegian crackdown: fatti e note a margine</title>
		<link>http://cavallette.noblogs.org/2010/11/7029</link>
		<comments>http://cavallette.noblogs.org/2010/11/7029#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 17:26:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cavallette</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati]]></category>
		<category><![CDATA[Cronache_Terrestri]]></category>
		<category><![CDATA[Questioni_legali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://cavallette.noblogs.org/?p=7029</guid>
		<description><![CDATA[English version below Il collettivo Autistici/Inventati e l’Associazione Investici che lo rappresenta per questioni legali e burocratiche sono un gruppo di persone dedite al mantenimento e allo sviluppo di servizi di comunicazione elettronica per singoli, associazioni, gruppi informali e movimenti e hanno tra i loro obiettivi principali la difesa della libertà di espressione e della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="#english-crackdown"><strong>English version below</strong></a></p>
<p>Il collettivo Autistici/Inventati e l’Associazione Investici che lo rappresenta per questioni legali e burocratiche sono un gruppo di persone dedite al mantenimento e allo sviluppo di servizi di comunicazione elettronica per singoli, associazioni, gruppi informali e movimenti e hanno tra i loro obiettivi principali la difesa della libertà di espressione e della privacy.<br />
La vicenda di cui stiamo scrivendo ha inizio tra il 9 dicembre 2008 e il 30 marzo 2009 ad Avezzano. Una querela dà vita a un’indagine, nella quale si sostiene che Gianluca Jannone, leader del gruppo neofascista “Casa Pound”, e Ercole Marchionni, fondatore di “Casa Pound Avezzano”, hanno subito atti intimidatori e diffamatori. Nello specifico vengono contestate una scritta su un muro, della vernice rossa su un campanello e alcuni scritti apparsi su abruzzo.indymedia.org e orsa.noblogs.org, nei quali si chiede di non consentire l’uso di spazi pubblici a gruppi dichiaratamente neofascisti.<br />
In seguito alla querela si mette in moto il procuratore Stefano Gallo, insieme al Commissariato di Avezzano, e la pratica approda alla polizia postale di Milano.<br />
Nell’agosto 2009 l’Associazione Investici (e quindi il collettivo Autistici/Inventati) viene sentita come persona informata sui fatti e dichiara di fronte a pubblici ufficiali che sui propri server non vi sono file di log relativi alla casella di posta orsa @ canaglie . net, né i dati anagrafici di chi l’ha richiesta. La Procura avvia una rogatoria internazionale (per minacce!!!) verso Norvegia, Olanda e Svizzera. Si tratta di ottenere dai provider in cui risiedono i server di Autistici/Inventati i dati che non hanno avuto dal nostro legale rappresentante, non per reticenza, ma per evidente assenza di tali informazioni.<br />
A novembre 2010 la polizia postale norvegese procede a dar seguito alla rogatoria: si presenta negli uffici del nostro provider e pretende di copiare per intero tutti i dischi presenti sulla macchina, il cui contenuto è in gran parte cifrato. Circa due ore dopo il sequestro abbiamo riattivato i servizi su altri server. In circa 24 ore tutta la nostra infrastruttura girava esattamente come prima. In questo caso il piano R*, come meccanismo anticensura, ha funzionato discretamente.</p>
<p><strong>Alcune osservazioni sui fatti</strong></p>
<p>Pensiamo siano possibili diversi livelli di lettura sulla vicenda, in grado di innescare riflessioni su altrettanti aspetti della società italiana.<br />
In primis i rapporti tra il neofascismo e le istituzioni. Recentemente si è concluso con una serie di assoluzioni il processo per la strage di Brescia. Ci sono state stagioni nella storia d’Italia in cui il neofascimo e alcuni apparati dello stato hanno avuto stretti rapporti. Storicamente ci sono diversi elementi che riconducono la strage di Brescia a gruppi neofascisti, e molto evidenti sono le coperture, i tentativi di insabbiamento, i silenzi che hanno coperto il tutto fino a oggi. A 30 anni dall’attentato è impossibile accertare qualsiasi forma di verità giudiziaria sulla vicenda. Il meccanismo di protezione innescato negli anni ‘70 ha funzionato perfettamente.<br />
Questo tipo di atteggiamento è endemico e si ritrova anche in fatti più recenti e più piccoli, ma non meno dolorosi.<br />
Gli assassini rei confessi di Dax sono stati condannati a pene ridicole, se paragonate ad esempio ai quattro anni per rapina inflitti a quattro antifascisti milanesi per aver sottratto un giubbotto a un naziskin.<br />
Ci appare incomprensibile in questi giorni nei quali tutte le procure d’Italia lamentano i tagli e la scarsità di fondi, che una querela di parte recepita dal Commissariato di Avezzano per delle vicende di minima entità scateni in una Procura della Repubblica la smania di tre rogatorie internazionali per acquisire dati che non esistono o che sono privi di qualsiasi rilievo investigativo.<br />
Riusciamo a comprenderlo solo se postuliamo che la voce di “Casa Pound” abbia una certa influenza in qualche parte delle questure italiane.<br />
In quanto interpellati come persone informate sui fatti e quindi costretti a rispondere, abbiamo esplicitamente dichiarato di non possedere le informazioni richieste. Il sequestro successivo indica che non siamo stati creduti.<br />
Non comprendiamo quale sia la ragione giuridica di arrecare un danno alla riservatezza di 2000 persone per avere la prova della non esistenza di dati relativi a un singolo e sconosciuto individuo. L’indagine riguarda una singola casella di posta, per la quale vengono richiesti oggi, nel novembre 2010, log relativi alla fine del 2008, che noi comunque non possedevamo neppure allora.<br />
Alcune delle risposte si potrebbero forse trovare nel testo della rogatoria. Riportiamo la brillante traduzione inglese:<br />
“to obtain the file of log, and IP-access, for consultation, registration, change of password and updating relative to the mailbox ORSA @ CANAGLIE . NET (SHE-BEAR @ SCOUNDREL . NET) in the time span 2008–12-09 to 2009–12-09.”<br />
La procura ha richiesto il sequestro, ma non è in grado di comprendere che tradurre il nome utente e il dominio della mail è ridicolo, oltre che inutile. Onestamente non ci sembra un organismo adeguato a fare valutazioni tecniche rispetto a un caso correlato con le tecnologie di comunicazione informatica.<br />
Cercando di tirare le somme: l’operazione ci appare una piccola ritorsione intimidatoria di carattere politico verso Autistici/Inventati in quanto ritenuti reticenti nel fornire un’informazione che non abbiamo, non abbiamo mai avuto e continueremo a non avere.<br />
Una piccola ritorsione che però comporta un problema di riservatezza non indifferente per i 2000 utenti che usavano quel server. Allo stesso modo i fatti da cui scaturisce tutta l’indagine ci appaiono ingigantiti. Si parte da un minuto scontro politico, per arrivare attraverso l’uso di reati sovradimensionati a tre rogatorie internazionali.<br />
Su queste linea ogni lite tra vicini di casa si può trasformare in un intrigo internazionale. Tutto questo non ha senso, ma in tutta questa vicenda troviamo ben poco di sensato.</p>
<p>***</p>
<p><a name="english-crackdown"><strong>[english version]</strong></a></p>
<p><strong>A/I&#8217;s Norwegian crackdown in a nutshell</strong></p>
<p>The Autistici/Inventati collective and the Investici Association, which represents the collective in legal and bureaucratic matters, are a group of people who mantain and develop electronic communication services for individuals, associations, informal groups and movements and, among their particular aims, defend the freedom of expression and privacy.<br />
The story we are going to tell started in Avezzano, Italy, between the 9th December 2008 and the 30th March 2009. A lawsuit gave rise to an investigation where it is mantained that Gianluca Jannone, leader of the neo-fascist group “Casa Pound”, and Ercole Marchionni, founder of “casa pound Avezzano”, suffered threats and slander. In particular, there are charges concerning a message painted on a wall, some red paint on a door bell and some texts published on abruzzo.indymedia.org and orsa.noblogs.org, claiming that no public space should be given to declared neo-fascist groups.<br />
After this lawsuit, public prosecutor Stefano Gallo activated together with the Avezzano police office, and the case reached the postal police in Milan. In August 2009 the Investici Association (and therefore the Autistici/Inventati collective) was called to witness, and formally declared in front of police agents that no log files linked with the orsa @ canaglie . net mailbox were kept in its servers, nor did the association have any personal data regarding the subscriber of the mailbox.<br />
The Avezzano police office sent a rogatory letter (with charges of threats!!!) to Norway, Holland and Switzerland, asking the local authorities to contact the providers where Autistici/Inventati keeps its servers and obtain the data that our legal representative had not given them – not with reticence, but because that information is clearly unavailable.<br />
In November 2010 the Norwegian postal police performed their duty towards their Italian colleagues: they turned up at our provider’s webfarm and asked to copy all the disks in the server, whose contents are mostly encrypted.<br />
About two hours after the seizure, we re-activated the services in different servers. After approximately 24 hours, our whole infrastructure was running exactly as before. In this case the R* Plan worked nicely as an anti-censorship system.</p>
<p><strong>Some considerations</strong></p>
<p>We think that what happened can be read at several levels, reflecting different facets of the Italian society.<br />
First of all, the relationships between Neo-Fascism and institutions. Recently the process related to the <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Piazza_della_Loggia_bombing">Piazza della Loggia bombing</a> ended with a series of acquittals. In two different phases of the Italian history, Neo-Fascism and some state organizations where closely connected. Historically, several elements link the Piazza della Loggia bombing with neo-fascist groups, and in this case there have been clear cover-ups, attempts to pigeon-hole the case, and silences which have obscured many details until today. Thirty years after that attack, it is impossible to obtain some kind of truth about what happened. The protection mechanism that was started in the 70s worked perfectly well.<br />
This kind of attitude is endemic, and can be found in more recent incidents that may be minor but are nonetheless painful.<br />
The men who confessed to have killed the antifascist activist Dax have been sentenced to ridiculous punishments, if compared for instance to the four-year imprisonment sentence given to four Milanese anti-fascists who had &#8220;robbed&#8221; a nazi-skin by taking his jacket.<br />
These days, when all over Italy the police is complaining about reduced funds, we find it unexplainable that a private lawsuit filed at the Avezzano police office regarding minor events can unleash an international rogatory frenzy aimed at acquiring data that are inexistent and would be irrelevant to any investigation.<br />
We can explain this only if we assume that “Casa Pound” has a certain influence in some sectors of the Italian police.<br />
Since we were asked to witness and bound to answer, we have clearly declared that we did not have the requested information. The subsequent seizure means that they did not believe us.<br />
We don’t understand what legal motivation can justify a damage to 2,000 people’s privacy just to obtain an evidence that the data regarding one unknown individual do not exist. This investigation regards a single mailbox, and what was requested in November 2010 was some logs dating back to late 2008, which we did not have even back then.<br />
Some answers can be perhaps found in the text of the rogatory letter, and a passage from that brilliant English translation must be quoted:</p>
<p>“to obtain the file of log, and IP-access, for consultation, registration, change of password and updating relative to the mailbox ORSA @ CANAGLIE . NET (SHE-BEAR @ SCOUNDREL . NET) in the time span 2008–12-09 to 2009–12-09.”</p>
<p>The Public prosecutor&#8217;s office ordered the seizure, but did not realize that translating a user name and a mail domain is as ridiculous as it is useless. To be honest, we don’t think that this office is able to produce any technical assessments regarding an IT case.<br />
To sum up: this action appears as a small political intimidatory retaliation against Autistici/Inventati, who have been considered reticent in denying a piece of information we have never had and never will have in the future.<br />
But this small retaliation implies a major privacy problem for the 2,000 users who had a space in that server. Likewise, the facts that gave rise to this investigation have been seemingly overrated. Starting from an irrelevant political skirmish, overstated charges were used to send three rogatory letters abroad.<br />
Along this line, any argument among neighbors could be turned into an international plot.<br />
This makes no sense, but in the end, nothing makes much sense in this whole story.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://cavallette.noblogs.org/2010/11/7029/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Salviamo Kenneth Foster dalla pena di morte!</title>
		<link>http://cavallette.noblogs.org/2007/08/741</link>
		<comments>http://cavallette.noblogs.org/2007/08/741#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Aug 2007 09:48:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cavallette</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cronache_Terrestri]]></category>
		<category><![CDATA[Questioni_legali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://cavallette.autistici.org/2007/08/741</guid>
		<description><![CDATA[Kenneth Eugene Foster, un ragazzo afroamericano di 30 anni, sarà messo a morte il prossimo 30 agosto. Foster è stato condannato nel 1997 per complicità nell’omicidio di Michael LaHood, bianco, avvenuto nel 1996. Mauriceo Brown, la persona che sparò a LaHood, è stato messo a morte nel 2006. STAMPATE, INVIATE e FATE INVIARE Foster, che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Kenneth Eugene Foster, un ragazzo afroamericano di 30 anni, sarà messo a morte il prossimo 30 agosto. Foster è stato condannato nel 1997 per complicità nell’omicidio di Michael LaHood, bianco, avvenuto nel 1996. Mauriceo Brown, la persona che sparò a LaHood, è stato messo a morte nel 2006.</p>
<p><a href="http://www.amnesty.it/system/galleries/download/apel/Foster_appello1.rtf">STAMPATE, INVIATE e FATE INVIARE</a></p>
<p>Foster, che era in macchina a circa 30 metri di distanza dal luogo in cui fu commesso l’omicidio, è stato condannato a morte secondo la &#8220;Law of parties&#8221;, una legge texana del 1974, secondo la quale <span id="more-741"></span> non c’è differenza tra chi commette il reato e chi, invece, ne è complice in modo consapevole e premeditato; entrambi vengono egualmente ritenuti colpevoli dello stesso crimine. Foster ha sempre dichiarato di non essere a conoscenza delle intenzioni di Brown e di non sapere se Brown volesse rapinare o uccidere LaHood. Esistono prove che non sono state presentate al processo secondo le quali l’omicidio non è il risultato di un atto intenzionale. Lo stesso Brown ha sempre dichiarato che, quando scese dalla macchina per rapinare LaHood, non aveva intenzione di ucciderlo.</p>
<p>Brown e Foster furono processati insieme con l’accusa di omicidio. Brown ammise di essere l’esecutore materiale del crimine, mentre Foster si dichiarò non colpevole. Entrambi furono condannati a morte. Julius Steen e DeWayne Dillard, gli altri due complici presenti in macchina al momento del crimine, non furono processati per l’omicidio.</p>
<p>Per condannare a morte Foster secondo la &#8220;Law of parties&#8221;, il procuratore si basò sulle prime confuse dichiarazioni di Steen. In seguito, Steen ammise che non era sicuro né delle intenzioni premeditate di Brown, né che fu Foster a prevedere un omicidio a conclusione della rapina. Tuttavia, Steen non fu ascoltato dalla difesa di Foster e Dillard non testimoniò nemmeno al processo. Questo accadde perché entrambi erano sotto processo per altri reati e gli avvocati negarono loro il permesso di essere ascoltati mentre i procedimenti penali erano in corso.</p>
<p>In seguito, entrambi hanno rilasciato dichiarazioni che scagionano completamente Foster dalle accuse basate sulla &#8220;Law of parties&#8221;. Secondo queste dichiarazioni, nessuno in macchina era a conoscenza delle intenzioni di Brown, non c’era stata nessuna discussione o previsione dell’omicidio e Brown tornò sconvolto in macchina perché non aveva immaginato che la rapina potesse concludersi con l’omicidio di LaHood.</p>
<p>Dal 1977, anno di ripresa delle esecuzioni negli Usa, sono 1089 i prigionieri messi a morte; di questi, 398 nel Texas. Nel 2007, ci sono state 32 esecuzioni negli Usa, di cui 19 in Texas. Le Salvaguardie Onu per la garanzia della protezione dei diritti dei condannati a morte dichiarano che “la pena capitale deve essere imposta soltanto quando la colpevolezza dell’imputato è basata su prove chiare e convincenti che non lascino spazio a ricostruzioni alternative dei fatti”.</p>
<p>Kenneth Foster non ha ucciso Michael LaHood ed esistono prove convincenti che Foster non abbia pianificato nessun atto criminoso. Non aveva intenzioni, né prevedeva di commettere una rapina, né tanto meno un omicidio.</p>
<p>Per maggiori informazioni vi rimandiamo al sito di amnesty international, dove sono presenti pure gli appelli di clemenza per il governatore del Texas e per il Board of Pardons and Paroles (la commissione per la clemenza)</p>
<p><a href="http://www.amnesty.it/system/galleries/download/apel/Foster_appello1.rtf">appello nr. 1 STAMPATE, INVIATE e FATE INVIARE </a><br />
<a href="http://www.amnesty.it/appelli/azioni_urgenti/USA?page=azioni_urgenti">L&#8217;articolo sul sito di Amnesty.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://cavallette.noblogs.org/2007/08/741/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>CrackDown: Cancellati i dati intercettati!</title>
		<link>http://cavallette.noblogs.org/2005/12/57</link>
		<comments>http://cavallette.noblogs.org/2005/12/57#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Dec 2005 19:42:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cavallette</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questioni_legali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://cavallette.autistici.org/2005/12/57</guid>
		<description><![CDATA[Breve riassunto delle puntate precedenti: nel giugno del 2005 abbiamo scoperto che un anno prima i dischi dei nostri server erano stati copiati integralmente dalla polizia postale con il placet silenzioso e complice di Aruba (http://www.autistici.org/ai/crackdown/). Dopo una complessa trafila giuridico-burocratica, siamo riusciti a richiedere alla procuratrice di Bologna, responsabile del sequestro, la restituzione dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Breve riassunto delle puntate precedenti: nel giugno del 2005 abbiamo scoperto che un anno prima i dischi dei nostri server erano stati copiati integralmente dalla polizia postale con il placet silenzioso e complice di Aruba (<a href="http://www.autistici.org/ai/crackdown/">http://www.autistici.org/ai/crackdown/</a>).</p>
<p>Dopo una complessa trafila giuridico-burocratica, siamo riusciti a richiedere alla procuratrice di Bologna, responsabile del sequestro, la restituzione dei dati, considerato che erano dati non riguardanti alcun indagato o in alcun modo utili per le indagini.  La dott.ssa Morena<br />
Plazzi ha acconsentito alla nostra richiesta (fatta il 5 settembre 2005), ordinando alla postale di Roma di restituirci i dati.<br />
<span id="more-57"></span></p>
<p>Considerato che i dati erano contenuti su 4 hd da 160 Gb di proprieta&#8217; della procura, e che erano una copia di dati che noi gia&#8217; avevamo, abbiamo pensato opportuno chiedere e ottenere la distruzione delle copie degli hard disk. Questo e&#8217; avvenuto il 5 dicembre 2005 nella sede del dipartimento centrale della polizia postale in via tuscolana 1558 a Roma (zona Cinecitta&#8217;).</p>
<p>A questo punto ogni eventuale utilizzo futuro di tali dati dovrebbe essere impossibile. E questo ci sembra gia&#8217; qualcosa.</p>
<p>Ora viene la parte piu&#8217; difficile: stiamo valutando quali margini abbiamo per chiedere la cancellazione anche dei dati eventualmente intercettati usando i nostri certificati, la cui natura ed estensione non ci e&#8217; nota, in quanto non documentata negli atti in nostro possesso, ma che nulla esclude possa essere notevole.</p>
<p>Voi che cosa ne pensate? Cosa riterreste utile/importante/opportuno come prossimo passo?  Usate il forum (<a href="http://forum.autistici.org">http://forum.autistici.org</a>)!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://cavallette.noblogs.org/2005/12/57/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rinvio a giudizio per un netstrike</title>
		<link>http://cavallette.noblogs.org/2005/10/36</link>
		<comments>http://cavallette.noblogs.org/2005/10/36#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 26 Oct 2005 13:32:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cavallette</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questioni_legali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://cavallette.autistici.org/?p=36</guid>
		<description><![CDATA[Il 4/7/2005 il sostituto Procuratore della Repubblica dott. Silvio Franz ha firmato l’avviso della conclusione delle indagini preliminari che mi rinvia a giudizio per il reato previsto dall’art. 615 quinquies del codice penale per “avere diffuso informazioni di tipo informatico sulle modalità da utilizzare per interrompere, mediante un attacco telematico (netstrike), le comunicazioni da e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 4/7/2005 il sostituto Procuratore della Repubblica dott. Silvio Franz ha firmato l’avviso della conclusione delle indagini preliminari che mi rinvia a giudizio per il reato previsto dall’art. 615 quinquies del codice penale per “avere diffuso informazioni di tipo informatico sulle modalità da utilizzare per interrompere, mediante un attacco telematico (netstrike), le comunicazioni da e per il sito www.genoa-g8.it , sito di pubblico servizio attivato durante il vertice dei capi di stato tenutosi a Genova nel luglio 2001”.<br />
<span id="more-36"></span><br />
Che cosa dice l’art. 615 quinquies<br />
Questo articolo del c.p. recita: “Chiunque diffonde, comunica o consegna un programma informatico da lui stesso o da altri redatto avente per scopo o per effetto il danneggiamento di un sistema informatico o telematico, dei dati o dei programmi in esso contenuti o ad esso pertinenti, ovvero l`interruzione, totale o parziale, o l`alterazione del suo funzionamento, è punito con la reclusione sino a due anni e con la multa sino a lire 20 milioni.”</p>
<p>I fatti<br />
Durante il summit del G8 a Genova del 2001 alcuni attivisti del movimento no-global utilizzarono alcuni canali chat (i programmi di messaggistica istantanea sulla rete Internet) per organizzare, anche telematicamente, oltre che con le manifestazioni in piazza, la protesta contro il vertice dei “grandi della Terra”. Viene deciso di utilizzare il netstrike, una forma pacifica ormai consolidata in tutto il mondo, ed utilizzata per la prima volta nel 1995. In queste chat (ampiamente intercettate dalle forse dell’ordine su mandato della magistratura), viene consigliato, a chi non ha esperienza di tale forma di protesta, di trovare le informazioni necessarie per organizzare e partecipare al netstrike sul sito web www.netstrike.it. Il dominio di tale sito era stato da me registrato precedentemente. Nelle pagine del sito era possibile leggere che cosa fosse un netstrike, la sua storia, come organizzarlo, come parteciparvi, fornendo anche dei consigli e una serie di comandi software per agevolare chi volesse partecipare ma non avesse sufficiente dimestichezza con l’utilizzo della rete Internet. Poco dopo l’inizio delle indagini il sito www.netstrike.it fu posto sotto sequestro.</p>
<p>Che cos’è un netstrike<br />
IL netstrike, la cui traduzione letterale è sciopero telematico in realtà si può dire che assomiglia a un “corteo telematico”. Il primo netstrike fu organizzato nel 1995 contro gli esperimenti nucleari francesi nell’atollo di Muroroa dal gruppo di lavoro sulla comunicazione “Strano Network” di cui sono uno dei membri fondatori. Il netstrike è una forma di protesta, assolutamente pacifica e assolutamente non dannosa per nessuno, in cui ad una determinata ora e per un certo tempo (in genere 1 o 2 ore), in tutto il mondo, coloro che vogliono partecipare si collegano al cosiddetto “sito bersaglio” (in genere il sito web di un’organizzazione contro cui i manifestanti intendono protestare), utilizzando i normali strumenti messi a disposizione per la navigazione o per la visione off-line dei contenuti presenti sulla rete Internet. Per fare questo è possibile anche utilizzare dei comandi che automatizzano (ma che comunque replicano gli stessi comandi che è possibile dare manualmente ad un browser o a un software di lettura off-line) l’operazione di richiamare continuamente la home page del sito bersaglio. L’effetto di tale azione è quello, innanzitutto, di rendere palese che esiste una parte consistente di persone che è in disaccordo con quanto fatto o detto dall’organizzazione presa di mira e questo si ottiene perché il netstrike viene annunciato pubblicamente con largo anticipo e quindi riportato dai canali mediatici (quotidiani, TV, stampa specializzata, riviste etc.) e poi dal fatto che se l’azione riesce, chi si collegherà al sito bersaglio vedrà che l’inoltro della pagina sul proprio computer è rallentato. Ciò darà anche la dimensione del successo dell’iniziativa. Non ci risulta che nessun sito nel corso degli innumerevoli netstrike che si sono susseguiti in tutto il mondo sia mai stato completamente bloccato, del resto la cosa è tecnicamente quasi impossibile. Negli stessi atti relativi all’inchiesta condotta dalla magistratura genovese si afferma che il netstrike contro il sito www.genoa-g8.it non ha avuto nessun effetto sulla fruibilità delle pagine in esso contenute. Il netstrike, insomma, più che a un corteo può essere paragonato se l’azione si svolgesse nel mondo reale, invece che in quello virtuale delle reti telematiche pubbliche, ad un consistente gruppo di persone che attraversano sulle strisce (ciò che viene fatto infatti è semplicemente utilizzare in maniera coordinata e in molte persone ciò che ogni “navigatore” della rete fa tutti i giorni, collegarsi ad un sito web e scaricare delle pagine sul proprio computer locale) una strada molto trafficata (un determinato sito della rete Internet).<br />
Il netstrike e&#8217; una pratica che si e&#8217; diffusa ampiamente negli ultimi anni in tutto il mondo e seguita da svariati operatori dell&#8217;ordine pubblico (tutti colpevoli di omissione di atti di ufficio per non aver denunciato un reato?) e da quest&#8217;ultimi spesso (vedi rapporto sullo stato della sicurezza in Italia del Ministero dell’Interno del 2001) commentata proprio come pratica non-illegale.<br />
Il Netstrike, insomma, prima dell’atto del dott. Silvio Franz era ritenuto una legittima forma di espressione politica e culturale.<br />
Strano Network ha anche pubblicato un libro nel 1996 su questa forma di protesta (&#8220;Netstrike, no copyright, etc.&#8221;, Strano Network, AAA Edizioni, 1996 – scaricabile dall’indirizzo -http://www.inventati.org/copydown/etc/netstrik.htm).<br />
La pratica del netstrike e&#8217; stata,  inoltre descritta come atto artistico anche all&#8217;interno di un testo classico della storia dell&#8217;arte (&#8220;Arte e architettura dagli anni 60 ad oggi&#8221; di L. Vinca Masini, in &#8220;L&#8217;arte moderna &#8211; il secondo 900&#8243; di G. C. Argan, Edizione Sansoni per la scuola, Firenze, 2001.</p>
<p>Concludendo…<br />
Spero vivamente che tale vicenda non si risolva in una condanna da parte della magistratura italiana di una forma di protesta che ad esempio è stata utilizzata da Fast, sez. americana di Amnesty International ottenendo la scarcerazione da parte del governo turco, di un cittadino curdo torturato e che è stata e viene utilizzata in tutto il mondo da dieci anni e da decine e decine di organizzazioni senza che mai nessuno si fosse sognato di criminalizzarla. Come ho cercato di spiegare l’art. 615 quinquies del c.p. ha ben poco a che spartire con tale innovativa e pacifica forma di protesta.</p>
<p>Firenze settembre 2005</p>
<p>Un Anonimo</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://cavallette.noblogs.org/2005/10/36/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le 12 fatiche di Autistici</title>
		<link>http://cavallette.noblogs.org/2005/09/14</link>
		<comments>http://cavallette.noblogs.org/2005/09/14#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 21 Sep 2005 23:27:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cavallette</dc:creator>
				<category><![CDATA[Questioni_legali]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://cavallette.autistici.org/wordpress/?p=14</guid>
		<description><![CDATA[Asterix ed Obelix sanno cosa stiamo provando. Ricordate l&#8217;episodio delle 12 fatiche di Asterix nel quale si scontrano con la temibile burocrazia dell&#8217;impero romano? In questi giorni è giunta la risposta ad un&#8217;interrogazione al parlamento europeo sulla recente vicenda della compromissione del server ed il prelievo a nostra insaputa del contenuto dei dischi da parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Asterix ed Obelix sanno cosa stiamo provando.<br />
Ricordate l&#8217;episodio delle 12 fatiche di Asterix nel quale si scontrano con la temibile burocrazia dell&#8217;impero romano?</p>
<p>In questi giorni è giunta la risposta ad un&#8217;interrogazione al parlamento europeo sulla recente vicenda della compromissione del server ed il prelievo a nostra insaputa del contenuto dei dischi da parte della polizia italiana.<br />
 <span id="more-14"></span><br />
Per maggiori informazioni confrontate:<br />
[ <a href="http://www.autistici.org/ai/crackdown">http://www.autistici.org/ai/crackdown</a> ]<br />
[ <a href="http://www.autistici.org/ai/crackdown/stampa/20050920_risposta_interrogazione_parlamentare_europea.html">Qui</a> ] potete leggere il contenuto integrale della risposta</p>
<p>Sostanzialmente ci hanno detto come ci aspettavamo che è stata bussata la porta dell&#8217;ufficio sbagliato, che evidentemente mancava il modulo rosso protocollo C barra bis e che non è cosa di loro competenza, sarebbe meglio rivolgersi all&#8217;ufficio del garante della privacy in Italia, nel seminterrato in fondo a destra, e se poi non si fosse soddisfatti al limite tornare alla Commissione europea, al secondo piano, vicino all&#8217;ufficio sinistri, che però non potrà fare altro che controllare che la legge italiana sia stata protocollata secondo il modello antani e quindi, in possesso dell&#8217;apposito modulo arancione controfirmato presentarci su al 5 piano, nell&#8217;attico, prima scala a sinistra, dove ci attendono degli agrimensori, che per arrotondare fanno gli usceri. Ecco lassu&#8217; c&#8217;è una stanzetta con una porta che dà sul nulla: dicono che possiamo fermarci lì.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://cavallette.noblogs.org/2005/09/14/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

